Due, semplici ore al palaghiaccio..

Due, semplici ore al palaghiaccio.

Non servono grandi imprese per vincere e vincersi, ma sono soprattutto i piccoli traguardi della quotidianità a costruire la nostra forza ed il nostro carattere: una piccola sfida, un piccolo obiettivo, una curiosità o una paura da superare..

E a volte, accettare la mano di qualcuno che sappiamo abbia veramente le competenze per aiutarci, per superare un momento o un ostacolo, non è segno di debolezza, ma di accettazione, di maturità, di amore verso se stesse e di fiducia verso gli altri.

Avevo iniziato a creare questo contenuto con l’intento di scrivere qualche riga ma, man mano che scrivevo, mi sono accorta di come un momento apparentemente piccolo, insignificante, di quotidianità, possa racchiudere così tanti insegnamenti e profonde emozioni.

“Due, semplici ore al palaghiaccio”

È un po’ lunghetto, perciò, buona lettura.

L’altro giorno siamo andati al palaghiaccio, Leo non vedeva l’ora di scendere in pista..

Mentre lo guardavo pattinare, mi è venuto in mente che il 1 gennaio 2015 avevo messo anch’io i pattini, a 8 anni dall’incidente.. ma quella volta, per malmessa che fosse, avevo ancora la mia gamba. I pattini di 3 numeri più grandi, ma ce l’avevo fatta, avevo pattinato.

Poi, il 14 dicembre dello stesso anno ho regalato la mia mezza gamba alla scienza (si fa per dire, non so che fine abbia fatto😄).

Quest’anno, il giorno di Natale, ho voluto riprovarci. A 4 anni dall’amputazione. (Eh sì, perché 3 anni su 4 li ho praticamente passati in ospedale, il periodo delle feste…)

Ero tanto in dubbio…

“Ma 4 anni fa avevo la mia gamba, ancora sentivo qualcosa, e la caviglia un po’ si muoveva.. adesso come sarà? E se cado, poi mi faccio un sacco male.. e se poi cado male, si storta la protesi o si rompe qualcosa? Non ne ho di ricambio, e prima di poterla aggiustare ci vorrà del tempo..

E se poi Leo viene da me e mi chiede di dargli la mano? Non posso, rischio di far cadere anche lui….”

“Buongiorno Signora, e Buon Natale! Mi dà, gentilmente, un paio numero 38?”

Ho deciso di provarci lo stesso.

Vado a sedermi, mi tolgo le scarpe. Guardo i pattini e mi domando come riuscire a infilarli sulla protesi. Erano talmente rigidi che avevo paura che si rompesse il piede. Questo non lo avevo previsto.

“Provo un’ultima volta. Se non entrano, lascio stare. Piuttosto che rompere il piede..”

Eccolo. È entrato!

Ora, come posso regolarlo…

Avevo il piede con la caviglia regolabile, quello che uso per i tacchi. Faccio qualche prova, poi sistemo ancora un po’, pensando al movimento che dovrò fare in pista..

Ok. Credo che ci siamo.

Mi avvio. Riesco a camminare bene, è già un buon inizio.

Peccato che quel camminare bene, in pista non è servito.

Mi avvicino piano piano, e mi chiedo quale piede far appoggiare per primo al ghiaccio.

Ok, vado con quello buono.

Appoggio anche l’altro.

“Oddio faccio fatica anche a stare in piedi! Si scivola tantissimo!!”

“Davvero! Ma sei sul ghiaccio!” mi dice mio papà.

Con le mani appoggiate al bordo pista, provo a muovere un po’ le gambe. Ero terrorizzata, sentivo la terra scapparmi da sotto i piedi. Oltretutto, mi sentivo io, un blocco di ghiaccio. Nel senso che il piede era rigidissimo, e non riuscivo a muoverlo bene.

Esco dalla pista e vado a regolare di nuovo l’inclinazione della caviglia.

Ritorno. Sono quasi più spaventata di prima, ma decisa.

“Mal che vada cadrò un bel po’ di volte.”

Poi, tra me e me, mi dico: e cosa me ne importa se gli altri mi vedono, cosa, non hanno mai visto gente cadere?😂

Mia mamma mi guardava anche lei, un po’ incredula e spaventata, con il suo cuore di mamma….

“Vai vicino al bordo”

“Eccerto, non sarei neanche capace di andare diversamente!”

E muovo piano piano le gambe..

Nel frattempo, Leo continuava a fare i suoi giretti, cadendo un sacco di volte. Un po’ per fare lo sciocchino, un po’ perché effettivamente stava ancora imparando. Ma non voleva dare la mano al nonno, no. E soprattutto, non voleva ascoltare nulla, nessun consiglio.

Vado avanti, e ad un certo punto Leo e papà si stanno avvicinando a me.

“Mammaa!! Ci sei anche tu!” E io ho fatto la mamma, gli ho detto di andare piano e concentrarsi un po’, senza buttarsi continuamente a terra, perché rischiava di farsi tanto male e poi anche di far cadere gli altri.

Papà mi guarda un attimo e mi dice: “Ti do la mano, andiamo insieme?”

Mi sono emozionata, in quel momento.

Mi sono venute in mente tutte le volte in cui gli avevo detto di no, in altre occasioni. Perché sì, Leo, da qualcuno ha preso questa “indipendenza”.

Quel giorno, però, gli ho detto di sì.

In onore di tutte le volte che mi è rimasto comunque vicino, e di tutte le volte che ha avuto la pazienza di seguirmi e darmi la dritta al momento giusto. In onore anche di questa volta, in cui sono sicura che era pronto a sentirsi dire “no” di nuovo, ma ha deciso di provarci lo stesso..

È stato bello, scivolare quei pattini sul ghiaccio con mio papà, tenendoci per mano.

Sono tornata un po’ bambina, e sono stata felice.

Perché ero con lui, e per ciò che quel momento rappresentava per me.

E no, non si tratta del fatto che poi, alla fine, sono riuscita anche ad andare da sola, ma di come ci sono arrivata ad andarci da sola.

Perché in quel momento, con mio papà che mi teneva la mano, ho capito che accettare un aiuto non è segno di debolezza.

Accettare una mano che si offre per aiutare, è in qualche modo segno di maturità. Perché significa accettare se stesse in quel momento, accettare i propri limiti. Significa riconoscere ed ammettere, innanzitutto a noi stesse, i limiti che abbiamo in un determinato momento.

E spesso, accettare una mano, può solo portarci più velocemente e con meno stress a raggiungere il nostro obiettivo. Anche con più sorrisi, e con la gioia della condivisione.

Perché alla fine, ogni cosa diventa più bella, se è condivisa. La vita stessa, è più bella.

Alla fine, non siamo mai sole.

Ma per riconoscere questo, dobbiamo essere in pace con noi stesse.

Finora ti sei dimostrata più di una volta che ci riesci anche da sola tuttavia, accogliere una mano, una guida che sai che possa veramente aiutarti,  in un certo momento, significa che sei in pace con te stessa, che riconosci i tuoi pregi e difetti, i tuoi successi ed i tuoi limiti, ma ora sei pronta per condividere e, molto probabilmente, per raggiungere nuovi traguardi, importanti, in maniera più serena e più gioiosa, avendo più tempo e più energie per dedicarti alle cose o alle persone che per te contano di più.

Alla fine, non siamo mai sole…

P.S. Anche Leo, poi, ha accettato la mano del nonno ed i suoi consigli.

Gli ho spiegato che doveva avere un po’ di pazienza, se voleva andare bene e veloce, facendo pirouettes e altri numeri in pista.

Gli ho detto che io, nonostante avessi più difficoltà a muovere i piedi, sono riuscita a non cadere, perché ho avuto un po’ di pazienza, e poi ho dato la mano e ho ascoltato i consigli del nonno.

“Amore, apprezzo la tua fiducia e la voglia di imparare e fare tutto da solo, ma se il nonno e il tuo amico ti stanno vicini, prova ad ascoltarli e ad osservarli, imparerai più velocemente e ti divertirai di più. So che vuoi fare tutti i numeri che stanno facendo il tuo amico e il nonno, ma per riuscirci devi prima di tutto avere più equilibrio. Anche a me tremano le gambe e perdo l’equilibrio ogni tanto, ma ascolta il nonno che ti spiega come tenere la postura e le gambe quando ti muovi, e vedrai che non cadrai più. E poi potrai andare più veloce, e fare tutti i numeri che vorrai..”

E nel resto del tempo che siamo rimasti lì, Leo è caduto una sola volta…

Vertikal Punta Martìn 2019, la prima gara Mondiale per soli amputati

Vertikal Punta Martìn 2019, la prima gara Mondiale per soli amputati

Eh già. Questo sabato mi hai visto insieme al Team 3 Gambe & friends alla prima gara mondiale di Vertikal Skyrunning per soli amputati.

Per chi non lo sapesse, FISKY e lo staff organizzativo del Vertikal Punta Martìn hanno lavorato con Moreno Pesce, capitano del Team 3 Gambe a stilare il regolamento per lo Skyrunning come attività paralimpica, che è diventato ufficiale dal 6 giugno 2019 (qui la pagina ufficiale su FISKY, con il relativo regolamento).

E’ stata la mia seconda edizione qui ad Acquasanta, dopo una prima, incredibilmente emozionante (qui il blog-post del mio racconto).

Questo Vertikal è tanto bello, quanto “piccante” (cit. Moreno Pesce), ma forse è anche per questo che mi piace! Solitamente si svolge su 4.730 km su 897m D+, ed ha passaggi molto tecnici di I e II° grado in arrampicata, con partenza da Acquasanta – Mele (Genova) e arrivo alla quota 1001 m.s.l.m. di Punta Martìn.

Quest’anno, però, il percorso ha dovuto subire una variazione, in quanto le forti piogge recenti stavano rendendo impraticabile e pericoloso il percorso normale della Direttissima. Pertanto, affinché la gara potesse avvenire e si potesse svolgere in sicurezza, la direzione ha deciso di allungare il percorso fino a 8,73 km su 920m D+, con un cancello orario a 2 ore.

Purtroppo sono arrivata a 15 minuti dopo il timing previsto (così ho saputo), ma sono riuscita a raggiungere il rifugio sul Monte Pennello in tempo per il ritorno ad Acquasanta con i mezzi preposti.

Fortunatamente il meteo non è stato un impedimento, anzi, giusto qualche minuto prima di cominciare la gara non solo ha smesso di piovere, ma si è fatto vedere un bellissimo sole. (Indovina quando ha ricominciato a piovere?..Quando eravamo già al rifugio!)

I miei impedimenti o rallentamenti sono stati di altro genere, il moncone che da 3 giorni aveva cominciato a gonfiarsi all’improvviso, arrivando a 4 cm di diametro (sempre sulla piega del ginocchio, sul popliteo) e che mi ha bloccato quindi il movimento nelle fasi di salita-arrampicata (non riuscendo a piegare il ginocchio a dovere). Sicuramente anche il fatto di aver dormito solo due ore e mezza la notte prima non ha aiutato molto, e neanche il fatto di avere le scarpe di 3 numeri più grandi.

“Cooosa?”

Lo so, è da pazzi. Ma era un anno intero che aspettavo di rivedere queste terre. Non mi ha fermato il grosso problema al moncone, figuriamoci un paio di scarpe!

Posso immaginare che ti starai chiedendo come sono arrivata a portare delle scarpe così e allo stesso tempo magari sarai sconcertata/o pensando che mi potevo mettere in pericolo, ma ora vorrei spiegarti perché ho scelto di procedere.

Vertikal Punta Martìn 2019, la prima gara Mondiale per soli amputati

  • Prima di tutto, perché avevo già fatto diversi Vertikal con problemi uguali o simili al moncone (anzi, è stata proprio la ragione principale per cui ho iniziato a farle, l’anno scorso alla Rosetta Vertikale, perché dopo quasi 3 anni di ricoveri e terapie, Dopo l’amputazione, ero stanca di aspettare che “guarisse”).
  • Secondo, perché conosco il mio corpo (e la mia mente) “abbastanza” bene da sapere quanto può reggere.
  • Infine, per quanto riguarda le scarpe.. praticamente la sera prima della gara siamo partiti per andare dai miei genitori, Leo sarebbe rimasto lì con loro per la giornata del sabato, e poi domenica avremmo festeggiato il compleanno della mamma. Solo che, quando siamo arrivati da loro, verso mezzanotte, mi sono accorta che…avevo dimenticato le scarpe per la montagna. Allora mia mamma mi ha dato le sue, ma quando le ho provate me le sentivo strette e scomode, e non riuscivo a camminarci . Così, senza neanche pensarci due volte, chiedo a papà se mi vuol far provare le sue. E la fortuna ha voluto che avesse le Hoka, un marchio con cui personalmente mi trovo molto molto bene, sia per il trekking e per il trail running sia per la corsa su strada (tant’è che anche le mie sono Hoka). Ma ora, restava da vedere se con 3 numeri più grandi mi sarei trovata ugualmente bene. Ebbene, prova ad indovinare. Io, una, non riuscivo a crederci quanto me le sentissi bene e comode. Ho infilato un calzino nella scarpa della zampa buona e due in quella della zampa bionica. Anzi, due in punta e una sotto i lacci, per fare spessore (il piede protesico è più stretto di quello “vero”). Mi sono messa a camminare in casa e poi sono uscita a fare qualche piano di scale per mettermi un po’ alla prova. Ok, nonostante i dolori al moncone e le scarpe grandi, viaggiavo. Molto bene, aggiungerei anche, in confronto a quanto mi aspettassi..

Dopotutto, poi, ero già abituata al dolore, e anche alle scarpe con 2-3 numeri più grandi, perché quando avevo ancora la mia mezza gamba, per molti anni ho dovuto prendere 2-3 numeri in più per riuscire a calzare le scarpe sul piede destro, grosso e deformato dai primi 3 anni di interventi chirurgici (dall’incidente del 2007).

Piccolo disclaimer: ovviamente, a casa continuavano a dissuadermi dal fare la gara, considerando tutte le condizioni a sfavore (il meteo, il moncone, le scarpe, le poche ore che avrei dormito..), ma non potevano legarmi al calorifero per fermarmi :))

Disclaimer n°2, sconsiglio altamente di seguire il mio esempio, per tutte le ragioni possibili in fatto di sicurezza (nel dubbio, rileggere il secondo punto e farsi un -serio- esame obiettivo di autovalutazione e coscienza).

Ma seppur con tutti i rallentamenti del caso, di cui vi ho raccontato prima, e pur non avendo concluso ufficialmente la gara, sono comunque soddisfatta. All’Experience dell’anno scorso, sulla Direttissima (il mio secondo Vertikal in assoluto) avevo raggiunto il Punta Martìn in 3,40 H. Quest’anno, ho fatto circa il doppio della distanza, nello stesso tempo (9.36-13.15)

A volte si vince, a volte si perde. L’importante è sapere imparare dai propri errori, e guardare comunque il lato positivo di ogni esperienza. Trovare, insomma, la bellezza collaterale che è sempre lì, pronta per essere scovata dalle anime che non vogliono mollare e da tutte quelle che si mettono in gioco, per divertirsi, per stare insieme, per raccontarsi e per dimostrare che la volontà non ha barriere!

Vertikal Punta Martìn 2019, la prima gara Mondiale per soli amputati

Anche di questo sono molto felice, perché nonostante le previsioni meteorologiche altamente sfavorevoli, tanti cuori hanno deciso di alzarsi al mattino, con il freddo e la pioggia, a preparare ed animare questa giornata, portando i sorrisi più belli sul Martìn.

E’ stata una bellissima esperienza, anche quest’anno, che mi ha dato molto, e tra le altre cose, ho imparato un’altra bella lezione -che non pensavo di dover imparare (ad esempio quella di controllare di avere gli strumenti basilari con me, come le scarpe:))

Oltretutto, ho rivisto persone speciali e conosciuto altre, nuove. Sia la direzione organizzativa del Vertikal, sia gli accompagnatori che ci hanno fatto strada su per i sentieri e sono stati pronti ad accogliere le nostre necessità lungo il tragitto hanno dimostrato una disponibilità, una gentilezza ed una cordialità veramente toccanti.

Ma d’altronde,.. questo….

..Perché il Martìn è il Martìn!

#team3gambe #bionicpeople #donnedimontagna #ottobock #hokaoneone #lhortopedico #genesis3punto0

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Superare limiti e record personali. Quando la forza di volontà non basta più.

Rosetta Verticale 2019. Un anno dopo, la cima della mia rinascita.. con due ore in meno di percorrenza rispetto all’edizione 2018, in quasi 4 settimane di allenamenti..

COME?

Grazie al Challenger !!

Questo articolo arriva in seguito alle tante domande che mi avete scritto, tra Instagram e Facebook, post-Rosetta. E con l’occasione ci tengo a ringraziarvi per tutto il supporto e la carica che mi date ogni volta, miticii e miticheee!!

Superare limiti e record personali. Quando la forza di volontà non basta più.

Sono una fervida sostenitrice dell’idea che i limiti, prima che nel corpo, siano nella nostra testa. È verissimo, e me lo sono dimostrata più e più volte, in molti ambiti della mia vita.

Ma sono anche una “reamista”, cioè realista+ottimista insieme. 

Non sarei riuscita a migliorare le mie prestazioni sportive di così tanto, come ho fatto per la Rosetta Verticale di quest’anno, se non fosse stato per il Challenger..


Che cos’è il Challenger

È un piede protesico, sportivo, che io adoro veramente tanto (e che sto cercando di capire come averlo, visto che ha un costo decisamente non indifferente, stiamo parlando di circa cinque mila euro…). Ne parlo meglio in un video sul mio canale YouTube, che uscirà a breve 😉


Prima di spiegarvi come ho battuto il mio record alla Rosetta 2019, però, sento doverosa una premessa…

Da quando ho iniziato a fare attività fisica costante, con la palestra, lo scopo è sempre stato uno e uno solo: la salute, lo stare bene mente e corpo. Non avrei mai pensato di voler portare l’attività fisica a un livello, diciamo, superiore. Non mi ero mai sentita una “sportiva”.

Eppure, è bastata una giornata di montagna insieme a Moreno Pesce e il suo Team 3 Gambe per farmi rinascere dopo un periodo un po’ cupo della mia vita. Indovinate dove? Esatto, alla Rosetta Verticale 2018.  E dopo i Vertikal successivi (al Punta Martìn e al Sass de Fer), la mia voglia di continuare è cresciuta sempre di più.

Team3Gambe & friends al Vk Rosetta 2018

Per lungo periodo mi sono scontrata con importanti problemi al moncone che non mi davano tregua, e mi impedivano di “buttarmi oltre” (ho fatto circa 10 ricoveri post-amputazione, l’ultimo dei quali ad aprile 2019..). Ma non ho mollato, e ho continuato sempre a fare del mio meglio, nella mia garage-gym (la mia piccola palestra in garage). Poi, piano piano, sentivo che le gambe volevano muoversi di più.. più veloci.. più libere..

Così, ho cominciato a fare delle mini-corsette, come le chiamo io (perché se avessi camminato avrei avuto più velocità 😂) sempre sotto al garage di casa mia…

Andavo piano, quanto basta per non farmi spaccare il moncone del tutto, visto che il piede che usavo/uso non è adatto per gli impatti come quelli derivanti da una corsa. 

Stavo aspettando di far riprendere un po’ il moncone dall’ultimo ricovero -ad aprile, e verso fine luglio ho chiesto al mio tecnico di provare il Challenger. Volevo capire se ciò che mi impediva di correre meglio era il mio moncone super sensibile o era una questione di attriti, di meccanica, di piede protesico insomma. E sinceramente, credevo e quasi quasi speravo che la risposta fosse la prima opzione.

Dopo qualche settimana è arrivato il tester..

Ero dal mio tecnico ortopedico. Siamo dentro nella sua officina a Lugagnano, stiamo montando e aggiustando le altezze..

“Ok. È tutto pronto, come te lo senti?”, mi chiede lui.

“Uhm, bene, credo.”, gli rispondo io.

“Vai un po’ fuori e provalo”, mi esorta lui, indicando la porta.

E io vado.

Non faccio in tempo per fare due passi a mo’ di corsa, che mi sono già innamorata.

Corro ancora qualche passo, cercando di capire gli aggiustamenti da fare.

Torno dentro, con il cuore in gola (e con un bel fiatone).

“Ok. Me lo porto a casa.”

È stato incredibile. Nonostante i problemi ancora presenti sul popliteo, riuscivo a correre….Mi sentivo…… Libera!!!

E non solo, i dolori erano, praticamente quasi assenti..

Non riuscivo a crederci…

Ma nello stesso giorno, ho fatto anche il cambio invaso, e a quanto pare cambio invaso+mini corsa (di cinque minuti eh..) per il mio moncone è stato Troppo. Così mi sono ritrovata con un bel gonfiore e senza poter portare la protesi per qualche giorno. Ho aspettato pazientemente che si riducesse il gonfiore e l’infiammazione, perché non volevo finire nuovamente in ospedale, con tanto di micro-interventi e terapie antibiotiche (di base c’è un infezione ai tessuti molli che non sembra volersi sradicare). Il caldo torrido non ha velocizzato il recupero, e così mi sono ritrovata a fine agosto a cominciare con gli allenamenti per prepararmi alla Vertikal e alla sfilata, sempre più vicine (rispettivamente il 21 e il 26 settembre).

Sapevo che sarebbe stata dura recuperare il tempo “perso”, ma io ho tenuto ancora più duro.

Volevo farcela.

Superare limiti e record personali. Quando la forza di volontà non basta più.

Volevo farcela, e allo stesso tempo ero spaventata di rifare la gara nelle stesse condizioni dell’anno precedente. Infatti, non lo nascondo, che mi è passato per la testa di rinunciare alla Rosetta…. Anche se non lo facevo/faccio per vincere un premio, per me, ripetere il tempo dell’anno scorso, era inammissibile.

Ma ho deciso di provarci, e la curiosità di scoprire quanto posso migliorare in un tempo così breve, e soprattutto di tornare sulla cima della mia rinascita, hanno avuto la meglio sulla paura.

Così, l’ultima settimana di agosto riprendo, timidamente, gli allenamenti.

Tra zanzare e un caldo ancora bestiale, comincio a muovere le gambe sul tapis roulant e a rafforzare core e muscoli, con i pesi e a corpo libero, dal lunedì al venerdì. Al sabato ho riposato, e domenica ho finalmente cominciato a testare il Challenger. Non sono riuscita a fare più di mezz’ora filata di corsa.

La settimana successiva ho continuato con il tapis roulant al mattino, e la sera pesi, corpo libero e giovedì un’altra mezz’ora di corsa. Domenica (8/09) invece sono riuscita a completare un’ora intera per 6 km, sempre sotto al mio garage.

Sono andata avanti così per le settimane successive, inserendo anche qualche circuito tra upper&lower body.

Lo scopo era quello di migliorare la circolazione e la capacità aerobica ed anaerobica, aumentando la resistenza e rafforzando i muscoli. Una bella minestra, eh, in così poco tempo. Ma diciamo che a qualcosa è servito.. D’altronde, tra lavoro, casa, famiglia e impegni, ho fatto tutto ciò che era in mio potere per far combaciare il tutto..

Ah, e prima di scordarmi nuovamente.. No, non mi ha seguito nessuno. So che sono capace di spingermi molto oltre i miei limiti, qui era solo questione di spingermi al massimo, ma senza crollare :))

La Rosetta rimane sempre una gara tosta, per me, ma questa volta l’ho completata in 3 ore e 49 minuti, con tanto di fiato e sorrisi lungo il percorso.

Contrariamente alle 5 ore e 45 minuti dell’anno precedente, quasi interamente in apnea e dopo le quali mi sono dovuta fermare all’altezza della funivia, quest’anno sono arrivata al traguardo, e avevo ancora fiato per celebrarlo.

Siii avevo ancora fiato per il prosecco DOC insieme a Moreno e Anita, per godermi – in tutto e per tutto – l’intero percorso.

Ce l’ho fatta. È vero. Ho raggiunto l’obiettivo che mi ero proposta, di riuscire a godermi tutta la salita, una salita fatta di persone e panorami bellissimi, meravigliosi..

Ma non ce l’avrei fatta, senza il Challenger.

Perché non sarei riuscita a pompare così tanto, e spingermi così tanto oltre, senza un piede protesico adatto. Con tutta la buona volontà, il piede per la sola camminata non mi avrebbe mai permesso di superare i miei limiti fisici, il dolore è troppo forte, troppo intenso per riuscire a dare di più. 

Ma in fondo, è come voler raggiungere i 100km/h in 5 secondi con una Punto……

Ed è questo il motivo per cui ho scelto il titolo

“Superare limiti e record personali. Quando la forza di volontà non basta più.” .. 

Grazie a questo piede la mia voglia di sport è cresciuta da pazzi..Poi.. è successa un’altra cosa. Mi sono innamorata. Perdutamente..della corsa su strada. 

E so che, prima o poi, questo piede sarà mio…

Come ama ricordare Moreno: “Ogni obiettivo raggiunto, è solo un traguardo intermedio…”

Se avessi rinunciato alla Rosetta, non so Se o Quando  avrei conosciuto Anita Zanatta..

Fatto sta che ora ci chiamano “Le Gemelle del Trail” e dopo il Vertikal del Gevero che abbiamo deciso di fare  insieme il 19 ottobre, abbiamo legato ancora di più. E non solo.. sembra che stiano per arrivarvi tante belle novità, perciò, restate “sintonizzate/i”!

Andreea e Anita allo start del Vk del Gevero, 19/10/19

Ora non mi resta altro da fare che continuare a seguire il mio cuore, i miei sogni e… non mollare.

Perché i sogni si avverano…per chi non smette di crederci, e continua a lottare.❤️🔥🌹

#timeToFly

Con grande affetto,

#team3gambe #bionicpeople #donnedimontagna #ottobock #hokaoneone #lhortopedico #genesis3punto0

Video collage di foto e video della mia Rosetta 2019

Video sul Challenger, qualche spiegazione + la mia esperienza – IN ARRIVO sul mio canale YouTube

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Paura di sognare (?)

Come si fa, a non avere un po’ paura?..

Paura di sognare (?)

Cresciamo. Sì, diventiamo grandi, abbiamo doveri e tante responsabilità, il mutuo, l’affitto, le bollette, le assicurazioni, i figli.. e chi più ne ha, più ne metta.

Ok, è normale.

Ma è normale, ormai, anche rassegnarsi.

Rassegnarsi a una vita di doveri, e accettare quei pochi piaceri, oserei anche dire futili, che riempiono un po’ il vuoto che ci portiamo dentro.

È vero anche che non tutti sogniamo le stesse cose. E per fortuna, direi. 

Ma il punto è che molti di noi smettono di sognare.

A un certo punto,… ci fermiamo. Ci diciamo “Basta, è ora di mettere la testa a posto”.

Ma che diamine, mettere la testa a posto e crescere non significa dover smettere di sognare!! Non significa smettere di credere in noi stessi, nei nostri sogni, non significa dover rinunciare a realizzare ciò che abbiamo nel cuore!

No!

Significa solo imparare ad avere pazienza, lavorare duramente e magari avere qualche precauzione in più. E con dei figli al seguito, avere delle certezze è d’obbligo (non che oggi ce ne siano molte eh….)

È dura. È dura, eh lo so. Avere un cuore che pulsa di vita, di voglia di fare e di condividere..

È dura, sognare..

È dura anche lottare per i propri sogni, quando poi non sai se stai lottando contro i mulini a vento…

Paura di sognare (?)

Sognare è un rischio.. ma lo è sempre stato, non è una novità. Non è neanche una cosa da Millenials, da Indaco o altro. No.

Chi ha osato sognare, ha cambiato un po’ il mondo. In qualche modo, ha lasciato la sua impronta. Ha lasciato un segno. Ha mostrato e dimostrato che sognare… non è inutile.

I sogni si avverano, sì. Ma soltanto se ci credi. Soltanto se non smetti di cercare strade e soluzioni, invece di mollare al primo ostacolo.

Se hai un sogno nel cassetto.. tiralo fuori!!

Il mondo ha bisogno di te, della tua idea realizzata, perché solo tu la puoi proporre a modo tuo..

E non pensare che “Ma ce ne sono già mille”.. perché nessuno è come te, ognuna di noi è unica! Solo tu puoi trasmettere l’idea, i valori, e tutti i dettagli che compongono quest’idea che hai in mente.. Nessuno ci riuscirà mai, a farlo come te..

Nessuno ha detto che sarà facile. Oh diamine.. no che non è facile. Dovrai combattere contro la stanchezza, i rischi e le incertezze, contro lupi e iene, spesso andrai contro il vento..  ma ad un certo punto… il vento soffierà nella direzione delle tue vele.

Non lasciare che siano gli altri a vivere per te. Scegli tu di Vivere la Tua vita. Scegli tu la tua strada.

Impara a crederci. Stringi i denti e non mollare, apri gli occhi e guarda l’immensità che ti circonda. Ma non sentirti piccola. No, perché tu sei grande… 

Sei grande… perché hai scelto di VIVERE.

Guardati nel profondo dell’anima e dimmi un po’ cosa vedi.. Stai vivendo davvero la vita che desideri.. che immagini.. che senti dentro,.. Tua..?

Con amore e affetto,

Lo sapevi che…

Marylin Monroe, l’icona sexy del cinema americano degli anni cinquanta/sessanta fu inizialmente scartata dagli “esperti” della Columbia Pictures che la giudicarono poco bella e senza talento. ..

Walt Disney, fu licenziato da un giornale per “mancanza di immaginazione e senza buone idee” e fallì diverse attività prima di ottenere il suo primo successo (con il cortometraggio Snow White)..

Charlie Chaplin, attore di grande talento e sensibilità, all’inizio fu  scartato dai produttori perchè ritenuto troppo “particolare” e difficile da capire…

Vera Wang, è diventata un editore della rivista Vogue per poi iniziare a disegnare modelli di abiti, diventando multi milionaria a 40 anni. Ma qualche anno prima fallì sul più bello quando si trattò di entrare nella nazionale olimpica di pattinaggio sul ghiaccio…

James Dyson, l’inventore dell’aspirapolvere senza sacchetto Dual Cyclone. Qualche anno fa il suo patrimonio è stato stimato intorno ai 1,45 miliardi di dollari. Ma prima di arrivare all’esemplare funzionante da mettere in commercio ha realizzato oltre 5,000 prototipi non funzionanti investendo tutti i suoi risparmi per 15 anni prima di arrivare al successo…

J.K. Rowling.. aveva appena divorziato, riceveva un sussidio dal governo e poteva a malapena permettersi di dar da mangiare al suo bambino nel 1994, solo tre anni prima che venisse pubblicato il primo libro della sua celebre saga, Harry Potter e La Pietra filosofale. Era così povera che non poteva permettersi un computer o la spesa da sostenere per fotocopiare il suo romanzo da 90.000 parole. Senza farsi prendere dallo sconforto ha digitato manualmente ogni versione da inviare agli editori. È stato rifiutato decine di volte fino a quando Bloomsbury, un piccolo editore londinese, ha dato una seconda possibilità alla donna dopo che la figlia di otto anni del CEO si è innamorata del racconto.

Sarah J. Parker è nata in una povera città di estrazione del carbone nell’Ohio, la più giovane di quattro figli. I suoi genitori divorziarono quando lei aveva due anni e sua madre si risposò poco dopo ed ebbe altri quattro figli. Il patrigno di Sarah, un camionista, era spesso senza lavoro, quindi la futura attrice iniziò a cantare e ballare in giovane età per contribuire ai soldi guadagnati dalla madre, di professione insegnante,e dare da mangiare alla famiglia di 10 persone.

Nonostante i tempi difficili e occasionalmente qualche momento di benessere, la madre di Parker ha continuato ad incoraggiare l’interesse dei bambini per le arti. La famiglia si trasferì a Cincinnati, dove Sarah fu presa in una scuola di danza, musica e teatro con borsa di studio. Quando Sarah aveva 11 anni, la famiglia fece un viaggio a New York City e lei riuscì a partecipare ad un’audizione per un’opera di Broadway. Il viaggio fu un successo: lei e suo fratello furono nel cast e la famiglia si trasferì a New York. Sarah J. Parker ha continuato a lavorare duro, diventando infine il personaggio principale di Sex and the City.

Oprah Winfrey è stata spesso criticata nella sua vita pubblica per il suo peso, il colore della sua pelle, con domande intrusive sulla sua sessualità, solo per citarne alcune. Non ha mai lasciato che tutto ciò si intromettesseì nella sua ambizione. Quando si guarda la sua infanzia, i suoi trionfi personali sono ancora più notevoli. Crescendo, suo cugino, suo zio e un amico di famiglia la violentarono ripetutamente. Più tardi, è rimasta incinta a 14 anni e ha dato alla luce un bambino, che è morto solo due settimane dopo. Ma Oprah perseverò, finendo la scuola superiore come studentessa modello, guadagnandosi una completa borsa di studio al college e facendo carriera attraverso i ranghi della televisione, da una rete locale a Nashville al livello di una superstar internazionale e ideatrice della rete televisiva OWN (Oprah Winfrey Network) canale televisivo a pagamento in America.

e la lista potrebbe continuare ancora per molto………

Non è chi sei che ti trattiene, ma chi pensi di non essere.

Andreea Lozinca @genesis3punto0

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Vertikal del Gevero, 19 ottobre 2019

Ieri….. al Vertikal del Gevero, 19 ottobre 2019 !!

Che fantastica avventura, con lei al mio fianco..Anita..❤️🔥🌻⛰

Tra raffreddore, tosse, pioggia, foglie e sassi bagnati, tra nebbia e nuvole, siamo riuscite a scovare un po’ di azzurro! Sì, quello sulle magliette!😂

Scherzi a parte… 

Abbiamo deciso di fare questa salita più o meno un paio di settimana prima, e l’iscrizione ufficiale praticamente due giorni prima😂

Ma ho detto sii.. 5km per 1000 di dislivello positivo, li concluderò benino.. “conto circa 4 ore”.. 

Hah!! È stata più difficile di quello che pensavo, soprattutto gli ultimi tratti, proprio verticali, e poi la discesa fino al pullmino..che mi ha messa k.o.🤣

Ma l’adrenalina, il prosecco finale all’arrivo in cima (sotto le 3 ore, a differenza di quanto “preventivato”!🤩), il buon vino e la soppressa offerti dai carissimi del Covo dei Loff, hanno dato la giusta carica per affrontare anche la discesa, con le gambe tremanti, schiena e braccia che urlavano “Fermatiii”😂😅 !❤️

Ma olé olé!!

—– Vertikal del Gevero, 19 ottobre 2019 —-

Infine, non poteva mancare il pastaParty, con il momento delle premiazioni.. quello mi ha dato la spinta finale per proseguire le due ore di ritorno a casa!🔥❤️

Ho rivisto volti amici, e scoperto dei nuovi. Uno più bello ed emozionante dell’altro. 

Ma soprattutto, ho scoperto che alla bontà e alla gentilezza non c’è mai fine. O quasi, finché non ci vanno di mezzo solo gli interessi.

Ma i cuori puri… i sorrisi grandi.. quelli caldi e sinceri.. li senti subito.

Perciò, non posso che essere incredibilmente grata a tutta l’organizzazione, a Silvia Saccardo 💕 per averci ospitato con grande calore ed apertura, agli speaker 🔊 Nicolò e Luca che mi hanno dato una carica pazzesca, per partire e poi per affrontare l’ultima salita 🔥, a tutto lo staff ed i volontari impegnati a renderci il percorso al TOP 🔝, la cucina spettacolare al pasta party finale… 

Ovviamente.. non può mancare nella lista dei ringraziamenti, lui… Moreno Pesce.. il mio mentore. Sin dalla mia prima salita, la Rosetta Verticale. “Vai piano ma costante”.. le sue parole mi risuonano nella testa ogni volta che mi cimento in una nuova salita.. lo ringrazio per questo e per molto altro.

E poi……

Poi c’è lei…. Anita Zanatta. Lei è più di un angelo custode.

Ci hanno chiamate “Le gemelle del trail”.. In fondo, dopo la salita di ieri, credo di aver capito perché.

Certo, certo.. so già che me lo chiederete. 💕Ve lo racconterò presto💓. #staytuned 💖

—– Vertikal del Gevero, 19 ottobre 2019 —-

Ed ora, quale sarà la prossima avventura??⛰❤️

Andreea e Anita alla partenza del Vertikal del Gevero. Insieme, pronte, con il sorriso!

#nofilters #vertikalDelGevero2019 #flyingwomen #donnedimontagna #hokafanitalia #team3gambe #lhortopedico

#empowerWomen

Con affetto e adrenalina ancora nelle vene…..

Non è chi sei che ti trattiene, ma chi pensi di non essere.

Andreea Lozinca @genesis3punto0

Come trovare la motivazione di fare qualcosa che non vuoi, ma che devi fare!

I 5 step di base che mi hanno portato all’obiettivo, ogni volta

aggiornato il 16/06/2019

Vuoi perdere peso o ritrovare la tua forma?

O magari vuoi smettere di fumare?

Qualsiasi sia il tuo obiettivo, sappi che lo puoi raggiungere. E’ tutta questione di testa, ed i 5 punti che troverai qui sotto ti aiuteranno a creare una forma mentis vincente, una base indistruttibile per raggiungere i tuoi obiettivi più importanti!

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Come combattere la cellulite, tra mito e realtà: un
approfondimento su cause e soluzioni

Ci sono 826 mila risultati su Google, digitando “come
combattere la cellulite”. Perché il mio articolo dovrebbe fare la differenza,
in questo immenso oceano di risultati?

Ci sono tre principali ragioni per cui ho scritto questo articolo.

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Le curve giuste al punto giusto: solo con i pesi

Piccola premessa: se hai sempre detto che non ti piace la palestra, ma vuoi avere un fisico sexy e tonico, è ora di trovare tutte le motivazioni possibili per andarci (o per attrezzarti a casa) perché è l’unico modo per ottenerlo veramente.

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La cellulite mi ha salvato

La cellulite mi ha salvato

No, non è una bugia.

Quando ho iniziato il mio percorso “fit” (quello che ora chiamo “FinalMente in forma”) la ritenzione idrica, la cellulite e la coulotte de cheval sono stati alcuni dei motivi più.. pressanti.

Ho sempre avuto un po’
di cellulite, dopo l’incidente, per via degli anni passati sulla sedia a
rotelle, in stampelle, sotto i ferri e sotto terapie. Ma dopo i mesi tra la
scoperta dell’osteomielite, dell’amputazione e della lenta ripresa ancora sotto
terapia antibiotica endovena, la situazione è peggiorata di moltissimo.

Quindi, dopo l’amputazione, non solo mi sono vista con una mezza gamba in meno, ma non riconoscevo più neanche il mio corpo deformato.

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Noi, donne moderne: un viaggio tra preconcetti, desideri
e tabù

Cosa vuol dire essere una donna al giorno d’oggi?

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Chiamami superficiale! L’importanza dell’aspetto fisico

Quanto è importante l’aspetto fisico di una persona?

Da 1 a 10 direi……. 9 !

Ok, ora probabilmente mi hai etichettato come una superficiale, che guarda solo all’aspetto fisico e che giudica solo dalle apparenze.
Ma prima di saltare a conclusioni definitive… leggi il resto dell’articolo.

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Antibiotici: cause di utilizzo, terapie prolungate, effetti collaterali e relativi disagi

Antibiotico: sostanza
prodotta da un micro-organismo o in laboratorio, capace di determinare la morte
di batteri o impedirne la crescita. La parola “antibiotico” significa “anti-vita”,
o “contro la vita”.

Ma se uccidesse solo i
batteri, sarebbe buona cosa!

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