Due, semplici ore al palaghiaccio..

Due, semplici ore al palaghiaccio.

Non servono grandi imprese per vincere e vincersi, ma sono soprattutto i piccoli traguardi della quotidianità a costruire la nostra forza ed il nostro carattere: una piccola sfida, un piccolo obiettivo, una curiosità o una paura da superare..

E a volte, accettare la mano di qualcuno che sappiamo abbia veramente le competenze per aiutarci, per superare un momento o un ostacolo, non è segno di debolezza, ma di accettazione, di maturità, di amore verso se stesse e di fiducia verso gli altri.

Avevo iniziato a creare questo contenuto con l’intento di scrivere qualche riga ma, man mano che scrivevo, mi sono accorta di come un momento apparentemente piccolo, insignificante, di quotidianità, possa racchiudere così tanti insegnamenti e profonde emozioni.

“Due, semplici ore al palaghiaccio”

È un po’ lunghetto, perciò, buona lettura.

L’altro giorno siamo andati al palaghiaccio, Leo non vedeva l’ora di scendere in pista..

Mentre lo guardavo pattinare, mi è venuto in mente che il 1 gennaio 2015 avevo messo anch’io i pattini, a 8 anni dall’incidente.. ma quella volta, per malmessa che fosse, avevo ancora la mia gamba. I pattini di 3 numeri più grandi, ma ce l’avevo fatta, avevo pattinato.

Poi, il 14 dicembre dello stesso anno ho regalato la mia mezza gamba alla scienza (si fa per dire, non so che fine abbia fatto😄).

Quest’anno, il giorno di Natale, ho voluto riprovarci. A 4 anni dall’amputazione. (Eh sì, perché 3 anni su 4 li ho praticamente passati in ospedale, il periodo delle feste…)

Ero tanto in dubbio…

“Ma 4 anni fa avevo la mia gamba, ancora sentivo qualcosa, e la caviglia un po’ si muoveva.. adesso come sarà? E se cado, poi mi faccio un sacco male.. e se poi cado male, si storta la protesi o si rompe qualcosa? Non ne ho di ricambio, e prima di poterla aggiustare ci vorrà del tempo..

E se poi Leo viene da me e mi chiede di dargli la mano? Non posso, rischio di far cadere anche lui….”

“Buongiorno Signora, e Buon Natale! Mi dà, gentilmente, un paio numero 38?”

Ho deciso di provarci lo stesso.

Vado a sedermi, mi tolgo le scarpe. Guardo i pattini e mi domando come riuscire a infilarli sulla protesi. Erano talmente rigidi che avevo paura che si rompesse il piede. Questo non lo avevo previsto.

“Provo un’ultima volta. Se non entrano, lascio stare. Piuttosto che rompere il piede..”

Eccolo. È entrato!

Ora, come posso regolarlo…

Avevo il piede con la caviglia regolabile, quello che uso per i tacchi. Faccio qualche prova, poi sistemo ancora un po’, pensando al movimento che dovrò fare in pista..

Ok. Credo che ci siamo.

Mi avvio. Riesco a camminare bene, è già un buon inizio.

Peccato che quel camminare bene, in pista non è servito.

Mi avvicino piano piano, e mi chiedo quale piede far appoggiare per primo al ghiaccio.

Ok, vado con quello buono.

Appoggio anche l’altro.

“Oddio faccio fatica anche a stare in piedi! Si scivola tantissimo!!”

“Davvero! Ma sei sul ghiaccio!” mi dice mio papà.

Con le mani appoggiate al bordo pista, provo a muovere un po’ le gambe. Ero terrorizzata, sentivo la terra scapparmi da sotto i piedi. Oltretutto, mi sentivo io, un blocco di ghiaccio. Nel senso che il piede era rigidissimo, e non riuscivo a muoverlo bene.

Esco dalla pista e vado a regolare di nuovo l’inclinazione della caviglia.

Ritorno. Sono quasi più spaventata di prima, ma decisa.

“Mal che vada cadrò un bel po’ di volte.”

Poi, tra me e me, mi dico: e cosa me ne importa se gli altri mi vedono, cosa, non hanno mai visto gente cadere?😂

Mia mamma mi guardava anche lei, un po’ incredula e spaventata, con il suo cuore di mamma….

“Vai vicino al bordo”

“Eccerto, non sarei neanche capace di andare diversamente!”

E muovo piano piano le gambe..

Nel frattempo, Leo continuava a fare i suoi giretti, cadendo un sacco di volte. Un po’ per fare lo sciocchino, un po’ perché effettivamente stava ancora imparando. Ma non voleva dare la mano al nonno, no. E soprattutto, non voleva ascoltare nulla, nessun consiglio.

Vado avanti, e ad un certo punto Leo e papà si stanno avvicinando a me.

“Mammaa!! Ci sei anche tu!” E io ho fatto la mamma, gli ho detto di andare piano e concentrarsi un po’, senza buttarsi continuamente a terra, perché rischiava di farsi tanto male e poi anche di far cadere gli altri.

Papà mi guarda un attimo e mi dice: “Ti do la mano, andiamo insieme?”

Mi sono emozionata, in quel momento.

Mi sono venute in mente tutte le volte in cui gli avevo detto di no, in altre occasioni. Perché sì, Leo, da qualcuno ha preso questa “indipendenza”.

Quel giorno, però, gli ho detto di sì.

In onore di tutte le volte che mi è rimasto comunque vicino, e di tutte le volte che ha avuto la pazienza di seguirmi e darmi la dritta al momento giusto. In onore anche di questa volta, in cui sono sicura che era pronto a sentirsi dire “no” di nuovo, ma ha deciso di provarci lo stesso..

È stato bello, scivolare quei pattini sul ghiaccio con mio papà, tenendoci per mano.

Sono tornata un po’ bambina, e sono stata felice.

Perché ero con lui, e per ciò che quel momento rappresentava per me.

E no, non si tratta del fatto che poi, alla fine, sono riuscita anche ad andare da sola, ma di come ci sono arrivata ad andarci da sola.

Perché in quel momento, con mio papà che mi teneva la mano, ho capito che accettare un aiuto non è segno di debolezza.

Accettare una mano che si offre per aiutare, è in qualche modo segno di maturità. Perché significa accettare se stesse in quel momento, accettare i propri limiti. Significa riconoscere ed ammettere, innanzitutto a noi stesse, i limiti che abbiamo in un determinato momento.

E spesso, accettare una mano, può solo portarci più velocemente e con meno stress a raggiungere il nostro obiettivo. Anche con più sorrisi, e con la gioia della condivisione.

Perché alla fine, ogni cosa diventa più bella, se è condivisa. La vita stessa, è più bella.

Alla fine, non siamo mai sole.

Ma per riconoscere questo, dobbiamo essere in pace con noi stesse.

Finora ti sei dimostrata più di una volta che ci riesci anche da sola tuttavia, accogliere una mano, una guida che sai che possa veramente aiutarti,  in un certo momento, significa che sei in pace con te stessa, che riconosci i tuoi pregi e difetti, i tuoi successi ed i tuoi limiti, ma ora sei pronta per condividere e, molto probabilmente, per raggiungere nuovi traguardi, importanti, in maniera più serena e più gioiosa, avendo più tempo e più energie per dedicarti alle cose o alle persone che per te contano di più.

Alla fine, non siamo mai sole…

P.S. Anche Leo, poi, ha accettato la mano del nonno ed i suoi consigli.

Gli ho spiegato che doveva avere un po’ di pazienza, se voleva andare bene e veloce, facendo pirouettes e altri numeri in pista.

Gli ho detto che io, nonostante avessi più difficoltà a muovere i piedi, sono riuscita a non cadere, perché ho avuto un po’ di pazienza, e poi ho dato la mano e ho ascoltato i consigli del nonno.

“Amore, apprezzo la tua fiducia e la voglia di imparare e fare tutto da solo, ma se il nonno e il tuo amico ti stanno vicini, prova ad ascoltarli e ad osservarli, imparerai più velocemente e ti divertirai di più. So che vuoi fare tutti i numeri che stanno facendo il tuo amico e il nonno, ma per riuscirci devi prima di tutto avere più equilibrio. Anche a me tremano le gambe e perdo l’equilibrio ogni tanto, ma ascolta il nonno che ti spiega come tenere la postura e le gambe quando ti muovi, e vedrai che non cadrai più. E poi potrai andare più veloce, e fare tutti i numeri che vorrai..”

E nel resto del tempo che siamo rimasti lì, Leo è caduto una sola volta…

La cellulite mi ha salvato

La cellulite mi ha salvato

No, non è una bugia.

Quando ho iniziato il mio percorso “fit” (quello che ora chiamo “FinalMente in forma”) la ritenzione idrica, la cellulite e la coulotte de cheval sono stati alcuni dei motivi più.. pressanti.

Ho sempre avuto un po’ di cellulite, dopo l’incidente, per via degli anni passati sulla sedia a rotelle, in stampelle, sotto i ferri e sotto terapie. Ma dopo i mesi tra la scoperta dell’osteomielite, dell’amputazione e della lenta ripresa ancora sotto terapia antibiotica endovena, la situazione è peggiorata di moltissimo.

Quindi, dopo l’amputazione, non solo mi sono vista con una mezza gamba in meno, ma non riconoscevo più neanche il mio corpo deformato.

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Un posto nel mondo

( questo è un sequel. La prima parte la trovi qui)

pensieri del 27 febbraio 2019

Forse la mia strada l’ho già trovata. Il mio sogno. Quello che non ha mai smesso di pulsare, sin da quando ero bambina.

Mi domando perché l’ho zittito. Perché l’ho fatto, per così tanto tempo. Perché ho smesso di assecondarlo?
Forse perché ritenevo che tutto il resto avesse la priorità.

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Non smettere di sognare, di lottare, di credere.. in quello che senti!

Se ricevi già le notifiche del blog nella mail o sulla pagina Facebook sai che settimana scorsa ho pubblicato un importante aggiornamento riguardante la struttura di questo blog: le nuove rubriche settimanali!

Oggi inauguro ufficialmente “Mille e una sfumature di Donna”, con una pagina inedita (“in anteprima” e “senza modifiche”) del mio diario.

Vorrei portarti, attraverso queste righe, in angoli nascosti del mio cuore, quegli angoli di cui noi donne non amiamo tanto parlare, ma che sono (stati) essenziali per la nostra crescita..

Queste righe fanno parte dell’ultima fase della mia ricerca “esistenziale”, quella che mi ha tormentato di più nell’ultimo anno: ritrovare me stessa e “la mia strada”..

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Mille e una sfumature di Donna.

Cosa significa, davvero, essere una Donna?

La verità è che ho scoperto solo di recente il suo vero significato. La verità, è che neanche pensavo avesse un significato così profondo. Ma soprattutto, non pensavo che fosse un sentimento.

Sì, perché non si diventa Donna dall’oggi al domani. Non si diventa Donna insieme con le responsabilità, la maturità, i figli o la carriera.

L’essere Donna, ha mille e una sfumature. Di ogni colore. Anche di rosa.

Il percorso che compiamo nella nostra vita, per diventare donne, è diverso per ognuna di noi. Ognuna di noi ha la propria storia, il proprio vissuto, le proprie esperienze e questo ci rende un meraviglioso universo, tutto da scoprire e da perdersi dentro, sui meandri delle emozioni.

Personalmente, mi sono sentita tante cose, prima di sentirmi una Donna. Mi sono sentita guerriera, da sempre, forte e responsabile. Mi sono sentita mamma e amante. Ma da quando mi sento Donna, ho imparato a lasciarmi Amare e sentirmi Amata. Ho imparato ad accettare l’Amore.

Queste sono le mie mille e una sfumature di essere Donna.

La verità è che ho sempre amato me stessa, anche se non del tutto. È stato un lungo cammino, arrivare fino a qui. Un cammino che neanche mi ero resa conto di percorrere.

Mia mamma era sicura che avrebbe cresciuto un figlio maschio. Invece sono arrivata io, che sono comunque stata un maschiaccio per molti anni: capelli sempre corti, a caschetto, sempre ad arrampicarmi su tutto ciò che trovavo, con le ginocchia sempre sbucciate, piena di lividi e i vestiti bucati ogni tre per due.

Dentro di me sapevo che ero “una femmina”, ma non sapevo come tirarla fuori. Sentivo che voleva uscire allo scoperto, ma non sapeva come.

Mia mamma, mi ricordo, ha tribolato con me per molti anni, perché non ero la solita bambina dolce, graziosa e tenera con i suoi vestitini tutti rosa e le scarpine col tacchetto.

Altroché vestiti rosa! Io il rosa non lo usavo neanche per colorare! Era come se mi stessi ribellando a qualcosa, come se non volessi accettare qualcosa. Qualcosa che rappresentava quel colore.

Mi è capitato di portarlo, il rosa, in qualche occasione, ma mi faceva sentire a disagio. Non mi sentivo me stessa e mi dava una sensazione di rabbia dentro. Un po’ come quella volta che mi sono fatta bionda, ma bionda non mi ci sentivo affatto.

Sono stata bambina, ragazzina, adolescente e giovane..

Ad un certo punto ho cominciato ad osare con i tacchi e a comprarmi qualche maglietta più “femminile”. Mi sentivo bene. Mi facevano sentire bene, ma soprattutto mi sentivo meglio con me stessa. Avevo circa 15 anni.

Poi, verso i 17, è successo l’incidente. Che mi ha portato via tanto, anche questa piccola cosa che mi faceva sentire meglio: i tacchi. Questa cosa banale, oserei dire, ma che mi ha fatto stare male per davvero molto tempo, perché era la cosa più vicina, insieme ai capelli lunghi, che mi davano un senso di femminilità. Ma avevo anche altri ostacoli da superare: il forte sovrappeso, pesavo circa 90 kg.

Gli anni sono passati, ho acquisito (nuove) conoscenze sul mio corpo, ho superato i primi due anni di tribolazioni per ospedali, sono arrivata a 70 kg e nel frattempo sono diventata e mi sono sentita anche mamma.. ma ancora non mi sentivo Donna.

L’incidente, è vero, mi ha portato via tanto, ma mi ha regalato molto di più. Mi ha aiutato a prendere consapevolezza. Non dico che sia stato fondamentale (l’incidente) in questo, ma nel mio caso questo è stato il trigger, cioè quel qualcosa che ha scatenato la mia curiosità e la mia sete di conoscenza sull’essere umano. E’ stato l’inizio del percorso verso una maggiore consapevolezza sul mio modo di essere, di sentirmi e di comportarmi. Ma non per ultimo, mi ha insegnato cos’è la femminilità.

Una mia cara amica e collega di Viola Murmure mi ha detto, un giorno, che la gamba sinistra rappresenta la femminilità, il lato femminile.. A parte che io sono destrimane, quindi la mia gamba predominante è stata la destra, fino al momento dell’incidente, l’ho sentita comunque sempre più forte e più imponente. Ma quello che mi aveva detto mi aveva incuriosito, quindi sono andata ad approfondire un po’ di più.

La mia cara amica mi aveva introdotta alla somatopsicologia, un ramo che avevo quasi sempre escluso dalle mie ricerche perché non lo consideravo molto..scientifico. Ma poi, sulla mia pelle ho visto confermarsi, un’altra volta, che siamo “esseri dotati di intelletto” (Aristotele, IV sec.A.C., filosofo greco), ma con un’Anima che conosce tutto di tutto.

Con l’uso di poche parole, lei mi aveva sbattuto in faccia un fatto che mi ha sorpreso, perché ho scoperto che fosse anche molto vero.

Ora vi spiego meglio..

Prima vi ho raccontato l’aneddoto sul colore rosa, sul fatto che non potevo vedermelo addosso. Non volevo portarlo, perché sentivo che non mi rappresentava. Perché io mi sentivo forte, mi sentivo una guerriera, una combattente e per me, il rosa, significava debolezza, significava fragilità, significava essere “femminuccia”. Ed io ero forte. Volevo e dovevo essere forte.

Forte perché le esperienze che ho fatto sin da piccola mi hanno portato a doverlo diventare, per non soffrire. Forte perché mi sentivo responsabile delle mie azioni e dei sentimenti delle persone che amavo.

Forse, ora, immaginate già cosa vi dirò.

Con l’incidente ho dovuto accettare il fatto che non sono invincibile. I giorni prima dell’incidente, e anche qualche minuto prima dell’incidente, mi era capitato di parlare con persone e dire che non mi ero mai rotta neanche un dito, neanche un’unghia. Sentivo che a me, certe cose non potessero capitare. Mi sentivo invincibile, intoccabile…

Eppure, ho scoperto anche quanto potevo essere fragile e vulnerabile. Ho dovuto imparare a scoprirmi sotto una nuova luce. Ho scoperto anche il lato emotivo della femminilità, quello che avevo sempre tenuto a bada, quello che avevo sempre reputato come debole.

Molte donne, in incidenti simili, scoprono nuovi lati di loro stesse. Molto spesso scoprono quanto sono forti e non pensavano di esserlo.

La mia amputazione, otto anni dopo l’incidente, è stata una scelta. Certo, al tempo non avevo in mente tutti i discorsi che sto facendo qui, ora. Ma mi stavo abbandonando completamente alla mia sensibilità.

Credo, non a caso, sia stato anche questo uno dei motivi per cui subito dopo, decisi di prendermi davvero cura di me stessa, fisicamente parlando, attraverso il fitness. Per liberare ed esprimere ancora di più il potenziale della mia femminilità, che stava scoprendosi sempre di più.

Ero e sono forte ma, dopo anni, alla fine ho capito ed ho scoperto che posso sentirmi anche fragile, senza per questo essere debole.

Ho abbracciato me stessa, nella mia completezza. Ho accettato la lei che ha sempre cercato di farsi sentire, ma che ho costantemente soffocato per paura di sembrare debole o “troppo femmina”.

Ho accolto la me che sono, e mi sono liberata.

Liberandomi, sono rinata e sono diventata Donna.

Noi donne siamo così.. tutte meravigliosamente diverse.

In noi.. vivono mille e una sfumature di essere donna..

E dato che sono una curiosona, amerei davvero conoscere la Vostra Storia, conoscere come e quando Voi vi siete sentite Donne per la prima volta. Cos’avete provato, qual è stato il vostro percorso..

Mi riempirebbe il cuore di gioia se condivideste le vostre emozioni con me. Lasciate un commento, qua sotto.. ^_^

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Chi è Andreea Lozinca

Ciao! Mi chiamo Andreea Lozinca, ho 28 anni e sono …

Cosa sono? Tante cose.

Innanzitutto ho capito che sono una Donna. No, non sono e non ero un ermafrodita e neanche un uomo che ha deciso di cambiare sesso. Ve lo spiegherò meglio, in altro momento, magari in altro contesto. È stata una lunga ricerca che neanche sapevo di svolgere, fin quando, un giorno, tutto risuonò e risonò nella mia Anima.

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(giovedì 20 settembre 2018)

Come si può comandare all’anima?

Credo che sia pressoché impossibile..

Siamo ciò che siamo, anche se a volte cambiamo, ma forse solo per diventare noi Stesse, anche se siamo sempre state noi Stesse anche prima.. discorsi contorti, lo so..

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(Domenica 23 settembre 2018)

Premessa: non è un articolo raccontato in modo oggettivo sullo svolgimento della gara, quello ve lo lascio sotto con un link. Questo è il racconto del mio percorso, del mio viaggio, del mio vissuto..

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Settembre come Speranza..

Quest’anno, mio caro settembre, ti voglio vestito del profumo della verità e della svolta.. e so già che un po’ lo sei. Ma non essere la calma prima della tempesta (distruttiva), come l’anno scorso!

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Una lista importante

(martedì 18 settembre 2018)

oggi devo scrivere…devo proprio fare il mio dovere..il mio dovere verso me stessa.. Ho promesso a me stessa che ne verrò fuori da questa situazione, e lo devo fare..

Ho bisogno di arrivare ai miei 30 anni con l’animo in pace, senza rimorsi e senza rimpianti, senza sofferenze inutili..

Ho bisogno di essere in pace con me stessa.

 

Ci sono alcune cose che qua non riesco a scrivere, e sono un po’ confuse anche nella mia testa.. le scrivo, ma restano mie..

 

E per riuscire a scrivere le cose dal profondo del mio cuore, per riuscire a metterle per iscritto, ho bisogno di silenzio.. ho bisogno di tranquillità.. solo io e il mio pc, con la musica di sottofondo che mi aiuta a liberare le parole che restano tra il cuore e la gola. Senza la pressione costante del tempo, delle cose da fare.. ed è davvero difficile ritagliarmi questi momenti..

 

Questo cammino spero che mi aiuterà a fare chiarezza su delle cose che dentro di me non capisco..

Ultimamente ho avuto crisi esistenziali un po’ troppo spesso, e quest’ultima tempesta mi ha aperto davvero gli occhi. Mi ha detto “datti una mossa, deficiente, che così non vai avanti per molto”…….

I motivi di queste crisi sono molteplici, ma fondamentalmente è perché non sono felice di me stessa. Non mi basta ciò che sono. Non sono chi vorrei..non sono come vorrei.

Apprezzo alcuni aspetti di me, ma sto mettendo in dubbio anche quelli…

Forse devo solo mettere giù una lista di ciò che credo di essere e una di come vorrei, e analizzarla punto per punto.. e darmi una mossa.

Ecco. Scrivere questa sera mi ha aiutato a rendermi conto che anche qui, mettere nero su bianco certe cose può liberare la mente, e vedere ciò che è stato scritto, rende più chiara l’immagine complessiva.

Una volta scritto cosa sono e cosa voglio essere, partirà il punto n° 2: cosa devo fare per realizzarlo? E da qui cominciare a spuntare le caselle sulla lista n°2.

Il compito di stasera è andare a cenare insieme a Leo e Ale, poi guardarci un film.

Il prossimo sarà di stendere la lista. Appena possibile.

 

Anche se il cuore freme per liberarsi ancora……. ora vado.

Buona serata e buona notte mondo..

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Processione

(sabato 15 settembre 2018)

 

ho troppi problemi..

ma sì, ma non chiamarli problemi

ma cosa vuoi, sto parlando a me stessa

 

A volte mi domando se sono solo bipolare o borderline.. o semplicemente devo risolvere i miei cavoli di problemi, le mie paranoie..

Ecchisenefrega, non ho nulla da perdere a dire queste cose.

La verità è questa, che il 2018 è iniziato di merda (e continuavo a dire “è solo un brutto giorno, non un anno”..), e sta continuando uguale.

Io ci provo, ogni mattina mi sveglio con la voglia di fare e di vivere, ma poi mi ributto nella realtà.. o meglio, nelle mie paranoie.. perché la realtà è quella che noi vogliamo vedere.

Lo so, la teoria la so fin troppo bene.. il problema, se così vogliamo chiamarlo, è che non mi va più di darmi da fare. Non ho più voglia di sorridere e fare la buona.. voglio solo stare da sola. Non voglio fingere di stare bene, ma non voglio neanche essere vista che sto male. Sono cavoli miei. Mi devo arrangiare.

Credevo di stare bene, credevo di aver superato le mie stronzate. Invece no. C’è qualcosa che non va, evidentemente.

Lo so che sarà un lungo processo, e per me lungo vuol dire qualsiasi cosa che superi i 2-3-7 giorni.. non lo so quanto tempo ci vorrà. Ma devo venirne fuori.

Per ora è già tanto che ho ammesso a me stessa di non stare stare bene. E poi ho smesso di cercare di stare bene e sorridere di cuore ad ogni costo.

No, non è il modo di fare.

Pensavo di aver superato i miei tormenti, e li ho superati, ma non metabolizzati. Li ho sorpassati, per meglio dire. E ovviamente, quando mi fermavo, mi raggiungevano.

Ora che non me ne frega niente di procedere, nel vero senso della parola, mi stanno raggiungendo tutti. E non so come finirà.

Ma so che voglio aprire un nuovo capitolo, di un nuovo libro della mia vita, intitolato “io, felice. In pace con me stessa”.

Voglio capire la causa, o le cause dei miei tormenti. Le vere cause. E cosa mi sta trattenendo in questo stato.

 

Mi sento una fallita.

Come mamma, come moglie, come figlia, come amica, come donna…..e anche professionalmente parlando.

 

Dio, devo ripigliarmi. God give me a sign that I can understand now…

 

 

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Al volo..

(Giovedì 13 settembre 2018)

 

E niente.. mi sento sempre di corsa.. Sono (!) sempre di corsa..

Non riesco a darmi pace..

Sento che sto correndo a vuoto, girandomi su me stessa, che sia tutto immobile tranne il tempo.. il tempo, quello passa eccome!

Ma voi come cavolo fate?

E dire che Alex aiuta in casa, anche con il bambino..

Organizzazione ok, ma tutta questa frenesia, sempre sempre sempre, mi fa morire.  E per cosa,, poi…? Credo di avere il cortisolo in un’impennata perenne, infatti anche la cellulite non mi meraviglio che non se ne vada (oltre ad altri motivi, che non sono imputabili alla mia volontà in quanto “vorrei ma non posso”..)

Vabe’ ok, non smetto, perché “non fa per me”, gli allenamenti vanno avanti, così come sono, al meglio possibile..ma sento che posso fare taaanto di più..ma non posso :)))

E la butto un po’ sul ridere, ma in realtà mi sta facendo girare le …^^

Vorrei tanto riuscire a farmi una corsa, di quelle SANE, lunga chilometri, in cui ci sono solo io e il vento sulla pelle….magari con un po’ di musica nelle orecchie e via..verso la liberazione… e invece niente, neanche camminare se non quei due passi necessari perché il dolore è talmente noioso che devo trattenere il respiro finché mi fermo.

Non ero pronta.

Non ero pronta a scoprire che l’amputazione mi avrebbe peggiorato la vita di tutti i giorni..

Dopo quasi un anno di tribolazioni, ho cominciato un po’ di più ad accettare la situazione.. anche se spesso non riesco a mandare giù sto rospo, ci sono tante cose che vorrei fare e invece sono limitata..

Certo, è vero, i limiti sono solo nella testa….

Se vuoi, puoi..

È vero eh, per carità..

Ma bisogna vedere cosa sei disposto a sacrificare per esaudire quei desideri.. e non solo. I limiti ci sono, eccome!! E a quel punto, bisogna trovare quel qualcosa che ti rende ugualmente felice…ma veramente felice…e che non ti fa ripensare alle cose che non puoi fare, o non puoi avere.

Per me scrivere e allenarmi sono una valvola di sfogo.. e ne sono contenta perché, in fin dei conti, male male non mi fanno.. anzi.. ^^ Fortunatamente queste sono cose che ancora riesco a fare.. Sono dei bisogni, dei piaceri, dei bisogni piacevoli ecco, con cui non smetto di “viziarmi”.

Sempre il tempo, il mio grande amico-nemico….

Quanto non sopporto le persone che dicono che si annoiano……. Cioè mi dispiace per loro, mi rattrista la cosa, perché vuol dire che non hanno trovato niente che gli piaccia fare.. E ce ne sono tante di quelle cose da fare in questa vita!! Che non costano nulla, ma che ti regalano tanto……..

 

Insomma.. oggi due righe così.. al volo….anche se non mi bastano.

 

 

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