La cellulite mi ha salvato

La cellulite mi ha salvato

No, non è una bugia.

Quando ho iniziato il mio percorso “fit” (quello che ora chiamo “FinalMente in forma”) la ritenzione idrica, la cellulite e la coulotte de cheval sono stati alcuni dei motivi più.. pressanti.

Ho sempre avuto un po’ di cellulite, dopo l’incidente, per via degli anni passati sulla sedia a rotelle, in stampelle, sotto i ferri e sotto terapie. Ma dopo i mesi tra la scoperta dell’osteomielite, dell’amputazione e della lenta ripresa ancora sotto terapia antibiotica endovena, la situazione è peggiorata di moltissimo.

Quindi, dopo l’amputazione, non solo mi sono vista con una mezza gamba in meno, ma non riconoscevo più neanche il mio corpo deformato.

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Un posto nel mondo

( questo è un sequel. La prima parte la trovi qui)

pensieri del 27 febbraio 2019

Forse la mia strada l’ho già trovata. Il mio sogno. Quello che non ha mai smesso di pulsare, sin da quando ero bambina.

Mi domando perché l’ho zittito. Perché l’ho fatto, per così tanto tempo. Perché ho smesso di assecondarlo?
Forse perché ritenevo che tutto il resto avesse la priorità.

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Non smettere di sognare, di lottare, di credere.. in quello che senti!

Se ricevi già le notifiche del blog nella mail o sulla pagina Facebook sai che settimana scorsa ho pubblicato un importante aggiornamento riguardante la struttura di questo blog: le nuove rubriche settimanali!

Oggi inauguro ufficialmente “Mille e una sfumature di Donna”, con una pagina inedita (“in anteprima” e “senza modifiche”) del mio diario.

Vorrei portarti, attraverso queste righe, in angoli nascosti del mio cuore, quegli angoli di cui noi donne non amiamo tanto parlare, ma che sono (stati) essenziali per la nostra crescita..

Queste righe fanno parte dell’ultima fase della mia ricerca “esistenziale”, quella che mi ha tormentato di più nell’ultimo anno: ritrovare me stessa e “la mia strada”..

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Mille e una sfumature di Donna.

Cosa significa, davvero, essere una Donna?

La verità è che ho scoperto solo di recente il suo vero significato. La verità, è che neanche pensavo avesse un significato così profondo. Ma soprattutto, non pensavo che fosse un sentimento.

Sì, perché non si diventa Donna dall’oggi al domani. Non si diventa Donna insieme con le responsabilità, la maturità, i figli o la carriera.

L’essere Donna, ha mille e una sfumature. Di ogni colore. Anche di rosa.

Il percorso che compiamo nella nostra vita, per diventare donne, è diverso per ognuna di noi. Ognuna di noi ha la propria storia, il proprio vissuto, le proprie esperienze e questo ci rende un meraviglioso universo, tutto da scoprire e da perdersi dentro, sui meandri delle emozioni.

Personalmente, mi sono sentita tante cose, prima di sentirmi una Donna. Mi sono sentita guerriera, da sempre, forte e responsabile. Mi sono sentita mamma e amante. Ma da quando mi sento Donna, ho imparato a lasciarmi Amare e sentirmi Amata. Ho imparato ad accettare l’Amore.

Queste sono le mie mille e una sfumature di essere Donna.

La verità è che ho sempre amato me stessa, anche se non del tutto. È stato un lungo cammino, arrivare fino a qui. Un cammino che neanche mi ero resa conto di percorrere.

Mia mamma era sicura che avrebbe cresciuto un figlio maschio. Invece sono arrivata io, che sono comunque stata un maschiaccio per molti anni: capelli sempre corti, a caschetto, sempre ad arrampicarmi su tutto ciò che trovavo, con le ginocchia sempre sbucciate, piena di lividi e i vestiti bucati ogni tre per due.

Dentro di me sapevo che ero “una femmina”, ma non sapevo come tirarla fuori. Sentivo che voleva uscire allo scoperto, ma non sapeva come.

Mia mamma, mi ricordo, ha tribolato con me per molti anni, perché non ero la solita bambina dolce, graziosa e tenera con i suoi vestitini tutti rosa e le scarpine col tacchetto.

Altroché vestiti rosa! Io il rosa non lo usavo neanche per colorare! Era come se mi stessi ribellando a qualcosa, come se non volessi accettare qualcosa. Qualcosa che rappresentava quel colore.

Mi è capitato di portarlo, il rosa, in qualche occasione, ma mi faceva sentire a disagio. Non mi sentivo me stessa e mi dava una sensazione di rabbia dentro. Un po’ come quella volta che mi sono fatta bionda, ma bionda non mi ci sentivo affatto.

Sono stata bambina, ragazzina, adolescente e giovane..

Ad un certo punto ho cominciato ad osare con i tacchi e a comprarmi qualche maglietta più “femminile”. Mi sentivo bene. Mi facevano sentire bene, ma soprattutto mi sentivo meglio con me stessa. Avevo circa 15 anni.

Poi, verso i 17, è successo l’incidente. Che mi ha portato via tanto, anche questa piccola cosa che mi faceva sentire meglio: i tacchi. Questa cosa banale, oserei dire, ma che mi ha fatto stare male per davvero molto tempo, perché era la cosa più vicina, insieme ai capelli lunghi, che mi davano un senso di femminilità. Ma avevo anche altri ostacoli da superare: il forte sovrappeso, pesavo circa 90 kg.

Gli anni sono passati, ho acquisito (nuove) conoscenze sul mio corpo, ho superato i primi due anni di tribolazioni per ospedali, sono arrivata a 70 kg e nel frattempo sono diventata e mi sono sentita anche mamma.. ma ancora non mi sentivo Donna.

L’incidente, è vero, mi ha portato via tanto, ma mi ha regalato molto di più. Mi ha aiutato a prendere consapevolezza. Non dico che sia stato fondamentale (l’incidente) in questo, ma nel mio caso questo è stato il trigger, cioè quel qualcosa che ha scatenato la mia curiosità e la mia sete di conoscenza sull’essere umano. E’ stato l’inizio del percorso verso una maggiore consapevolezza sul mio modo di essere, di sentirmi e di comportarmi. Ma non per ultimo, mi ha insegnato cos’è la femminilità.

Una mia cara amica e collega di Viola Murmure mi ha detto, un giorno, che la gamba sinistra rappresenta la femminilità, il lato femminile.. A parte che io sono destrimane, quindi la mia gamba predominante è stata la destra, fino al momento dell’incidente, l’ho sentita comunque sempre più forte e più imponente. Ma quello che mi aveva detto mi aveva incuriosito, quindi sono andata ad approfondire un po’ di più.

La mia cara amica mi aveva introdotta alla somatopsicologia, un ramo che avevo quasi sempre escluso dalle mie ricerche perché non lo consideravo molto..scientifico. Ma poi, sulla mia pelle ho visto confermarsi, un’altra volta, che siamo “esseri dotati di intelletto” (Aristotele, IV sec.A.C., filosofo greco), ma con un’Anima che conosce tutto di tutto.

Con l’uso di poche parole, lei mi aveva sbattuto in faccia un fatto che mi ha sorpreso, perché ho scoperto che fosse anche molto vero.

Ora vi spiego meglio..

Prima vi ho raccontato l’aneddoto sul colore rosa, sul fatto che non potevo vedermelo addosso. Non volevo portarlo, perché sentivo che non mi rappresentava. Perché io mi sentivo forte, mi sentivo una guerriera, una combattente e per me, il rosa, significava debolezza, significava fragilità, significava essere “femminuccia”. Ed io ero forte. Volevo e dovevo essere forte.

Forte perché le esperienze che ho fatto sin da piccola mi hanno portato a doverlo diventare, per non soffrire. Forte perché mi sentivo responsabile delle mie azioni e dei sentimenti delle persone che amavo.

Forse, ora, immaginate già cosa vi dirò.

Con l’incidente ho dovuto accettare il fatto che non sono invincibile. I giorni prima dell’incidente, e anche qualche minuto prima dell’incidente, mi era capitato di parlare con persone e dire che non mi ero mai rotta neanche un dito, neanche un’unghia. Sentivo che a me, certe cose non potessero capitare. Mi sentivo invincibile, intoccabile…

Eppure, ho scoperto anche quanto potevo essere fragile e vulnerabile. Ho dovuto imparare a scoprirmi sotto una nuova luce. Ho scoperto anche il lato emotivo della femminilità, quello che avevo sempre tenuto a bada, quello che avevo sempre reputato come debole.

Molte donne, in incidenti simili, scoprono nuovi lati di loro stesse. Molto spesso scoprono quanto sono forti e non pensavano di esserlo.

La mia amputazione, otto anni dopo l’incidente, è stata una scelta. Certo, al tempo non avevo in mente tutti i discorsi che sto facendo qui, ora. Ma mi stavo abbandonando completamente alla mia sensibilità.

Credo, non a caso, sia stato anche questo uno dei motivi per cui subito dopo, decisi di prendermi davvero cura di me stessa, fisicamente parlando, attraverso il fitness. Per liberare ed esprimere ancora di più il potenziale della mia femminilità, che stava scoprendosi sempre di più.

Ero e sono forte ma, dopo anni, alla fine ho capito ed ho scoperto che posso sentirmi anche fragile, senza per questo essere debole.

Ho abbracciato me stessa, nella mia completezza. Ho accettato la lei che ha sempre cercato di farsi sentire, ma che ho costantemente soffocato per paura di sembrare debole o “troppo femmina”.

Ho accolto la me che sono, e mi sono liberata.

Liberandomi, sono rinata e sono diventata Donna.

Noi donne siamo così.. tutte meravigliosamente diverse.

In noi.. vivono mille e una sfumature di essere donna..

E dato che sono una curiosona, amerei davvero conoscere la Vostra Storia, conoscere come e quando Voi vi siete sentite Donne per la prima volta. Cos’avete provato, qual è stato il vostro percorso..

Mi riempirebbe il cuore di gioia se condivideste le vostre emozioni con me. Lasciate un commento, qua sotto.. ^_^

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Chi è Andreea Lozinca

Ciao! Mi chiamo Andreea Lozinca, ho 28 anni e sono …

Cosa sono? Tante cose.

Innanzitutto ho capito che sono una Donna. No, non sono e non ero un ermafrodita e neanche un uomo che ha deciso di cambiare sesso. Ve lo spiegherò meglio, in altro momento, magari in altro contesto. È stata una lunga ricerca che neanche sapevo di svolgere, fin quando, un giorno, tutto risuonò e risonò nella mia Anima.

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(giovedì 20 settembre 2018)

Come si può comandare all’anima?

Credo che sia pressoché impossibile..

Siamo ciò che siamo, anche se a volte cambiamo, ma forse solo per diventare noi Stesse, anche se siamo sempre state noi Stesse anche prima.. discorsi contorti, lo so..

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(Domenica 23 settembre 2018)

Premessa: non è un articolo raccontato in modo oggettivo sullo svolgimento della gara, quello ve lo lascio sotto con un link. Questo è il racconto del mio percorso, del mio viaggio, del mio vissuto..

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Settembre come Speranza..

Quest’anno, mio caro settembre, ti voglio vestito del profumo della verità e della svolta.. e so già che un po’ lo sei. Ma non essere la calma prima della tempesta (distruttiva), come l’anno scorso!

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Una lista importante

(martedì 18 settembre 2018)

oggi devo scrivere…devo proprio fare il mio dovere..il mio dovere verso me stessa.. Ho promesso a me stessa che ne verrò fuori da questa situazione, e lo devo fare..

Ho bisogno di arrivare ai miei 30 anni con l’animo in pace, senza rimorsi e senza rimpianti, senza sofferenze inutili..

Ho bisogno di essere in pace con me stessa.

 

Ci sono alcune cose che qua non riesco a scrivere, e sono un po’ confuse anche nella mia testa.. le scrivo, ma restano mie..

 

E per riuscire a scrivere le cose dal profondo del mio cuore, per riuscire a metterle per iscritto, ho bisogno di silenzio.. ho bisogno di tranquillità.. solo io e il mio pc, con la musica di sottofondo che mi aiuta a liberare le parole che restano tra il cuore e la gola. Senza la pressione costante del tempo, delle cose da fare.. ed è davvero difficile ritagliarmi questi momenti..

 

Questo cammino spero che mi aiuterà a fare chiarezza su delle cose che dentro di me non capisco..

Ultimamente ho avuto crisi esistenziali un po’ troppo spesso, e quest’ultima tempesta mi ha aperto davvero gli occhi. Mi ha detto “datti una mossa, deficiente, che così non vai avanti per molto”…….

I motivi di queste crisi sono molteplici, ma fondamentalmente è perché non sono felice di me stessa. Non mi basta ciò che sono. Non sono chi vorrei..non sono come vorrei.

Apprezzo alcuni aspetti di me, ma sto mettendo in dubbio anche quelli…

Forse devo solo mettere giù una lista di ciò che credo di essere e una di come vorrei, e analizzarla punto per punto.. e darmi una mossa.

Ecco. Scrivere questa sera mi ha aiutato a rendermi conto che anche qui, mettere nero su bianco certe cose può liberare la mente, e vedere ciò che è stato scritto, rende più chiara l’immagine complessiva.

Una volta scritto cosa sono e cosa voglio essere, partirà il punto n° 2: cosa devo fare per realizzarlo? E da qui cominciare a spuntare le caselle sulla lista n°2.

Il compito di stasera è andare a cenare insieme a Leo e Ale, poi guardarci un film.

Il prossimo sarà di stendere la lista. Appena possibile.

 

Anche se il cuore freme per liberarsi ancora……. ora vado.

Buona serata e buona notte mondo..

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Processione

(sabato 15 settembre 2018)

 

ho troppi problemi..

ma sì, ma non chiamarli problemi

ma cosa vuoi, sto parlando a me stessa

 

A volte mi domando se sono solo bipolare o borderline.. o semplicemente devo risolvere i miei cavoli di problemi, le mie paranoie..

Ecchisenefrega, non ho nulla da perdere a dire queste cose.

La verità è questa, che il 2018 è iniziato di merda (e continuavo a dire “è solo un brutto giorno, non un anno”..), e sta continuando uguale.

Io ci provo, ogni mattina mi sveglio con la voglia di fare e di vivere, ma poi mi ributto nella realtà.. o meglio, nelle mie paranoie.. perché la realtà è quella che noi vogliamo vedere.

Lo so, la teoria la so fin troppo bene.. il problema, se così vogliamo chiamarlo, è che non mi va più di darmi da fare. Non ho più voglia di sorridere e fare la buona.. voglio solo stare da sola. Non voglio fingere di stare bene, ma non voglio neanche essere vista che sto male. Sono cavoli miei. Mi devo arrangiare.

Credevo di stare bene, credevo di aver superato le mie stronzate. Invece no. C’è qualcosa che non va, evidentemente.

Lo so che sarà un lungo processo, e per me lungo vuol dire qualsiasi cosa che superi i 2-3-7 giorni.. non lo so quanto tempo ci vorrà. Ma devo venirne fuori.

Per ora è già tanto che ho ammesso a me stessa di non stare stare bene. E poi ho smesso di cercare di stare bene e sorridere di cuore ad ogni costo.

No, non è il modo di fare.

Pensavo di aver superato i miei tormenti, e li ho superati, ma non metabolizzati. Li ho sorpassati, per meglio dire. E ovviamente, quando mi fermavo, mi raggiungevano.

Ora che non me ne frega niente di procedere, nel vero senso della parola, mi stanno raggiungendo tutti. E non so come finirà.

Ma so che voglio aprire un nuovo capitolo, di un nuovo libro della mia vita, intitolato “io, felice. In pace con me stessa”.

Voglio capire la causa, o le cause dei miei tormenti. Le vere cause. E cosa mi sta trattenendo in questo stato.

 

Mi sento una fallita.

Come mamma, come moglie, come figlia, come amica, come donna…..e anche professionalmente parlando.

 

Dio, devo ripigliarmi. God give me a sign that I can understand now…

 

 

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Al volo..

(Giovedì 13 settembre 2018)

 

E niente.. mi sento sempre di corsa.. Sono (!) sempre di corsa..

Non riesco a darmi pace..

Sento che sto correndo a vuoto, girandomi su me stessa, che sia tutto immobile tranne il tempo.. il tempo, quello passa eccome!

Ma voi come cavolo fate?

E dire che Alex aiuta in casa, anche con il bambino..

Organizzazione ok, ma tutta questa frenesia, sempre sempre sempre, mi fa morire.  E per cosa,, poi…? Credo di avere il cortisolo in un’impennata perenne, infatti anche la cellulite non mi meraviglio che non se ne vada (oltre ad altri motivi, che non sono imputabili alla mia volontà in quanto “vorrei ma non posso”..)

Vabe’ ok, non smetto, perché “non fa per me”, gli allenamenti vanno avanti, così come sono, al meglio possibile..ma sento che posso fare taaanto di più..ma non posso :)))

E la butto un po’ sul ridere, ma in realtà mi sta facendo girare le …^^

Vorrei tanto riuscire a farmi una corsa, di quelle SANE, lunga chilometri, in cui ci sono solo io e il vento sulla pelle….magari con un po’ di musica nelle orecchie e via..verso la liberazione… e invece niente, neanche camminare se non quei due passi necessari perché il dolore è talmente noioso che devo trattenere il respiro finché mi fermo.

Non ero pronta.

Non ero pronta a scoprire che l’amputazione mi avrebbe peggiorato la vita di tutti i giorni..

Dopo quasi un anno di tribolazioni, ho cominciato un po’ di più ad accettare la situazione.. anche se spesso non riesco a mandare giù sto rospo, ci sono tante cose che vorrei fare e invece sono limitata..

Certo, è vero, i limiti sono solo nella testa….

Se vuoi, puoi..

È vero eh, per carità..

Ma bisogna vedere cosa sei disposto a sacrificare per esaudire quei desideri.. e non solo. I limiti ci sono, eccome!! E a quel punto, bisogna trovare quel qualcosa che ti rende ugualmente felice…ma veramente felice…e che non ti fa ripensare alle cose che non puoi fare, o non puoi avere.

Per me scrivere e allenarmi sono una valvola di sfogo.. e ne sono contenta perché, in fin dei conti, male male non mi fanno.. anzi.. ^^ Fortunatamente queste sono cose che ancora riesco a fare.. Sono dei bisogni, dei piaceri, dei bisogni piacevoli ecco, con cui non smetto di “viziarmi”.

Sempre il tempo, il mio grande amico-nemico….

Quanto non sopporto le persone che dicono che si annoiano……. Cioè mi dispiace per loro, mi rattrista la cosa, perché vuol dire che non hanno trovato niente che gli piaccia fare.. E ce ne sono tante di quelle cose da fare in questa vita!! Che non costano nulla, ma che ti regalano tanto……..

 

Insomma.. oggi due righe così.. al volo….anche se non mi bastano.

 

 

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Il tempo..

(Domenica 9 settembre 2018)

Ho preso una decisione, e ho cominciato a metterla in atto.

Ho deciso che sarà un nuovo inzio. Una strada da cui non mi perderò più di vista, e dove resterò fedele a me stessa, nella totalità dei miei pensieri e dei miei “credi”.

Sto tremando, mentre scrivo queste righe..  (I wanna be “happier”…)

A dire il vero mi sento un po’ assorbita dalle canzoni di sottofondo, e mi immagino le storie raccontate nella mia testa..

E sogno, e sento che c’è qualcosa che non va in me, in questo momento… so che vorrei qualcos’altro, ma ho paura.

Eh certo, lo so.. chi non ha paura!

 

Ma come vola il tempo…..ho scritto 5 righe, nel tempo di 5 canzoni…

Ho ancora così tante cose da fare oggi..

Eppure mi sento bene qui, a scrivere queste benedette righe.. anche se mi tremano le mani, e sento un po’ anche il corpo tremare..

Ieri sera con Leo abbiamo guardato The Lake House, quello con Keanu Reeves e Charlize Theron, del 2006.. Erano tanti anni che non lo guardavo, ma tanti…

Ora è successo.

E si dice che nulla succeda per caso.

Infatti parlava del tempo.

Del tempo che vola e non ci aspetta.

Ma dice anche che a volte siamo noi che dobbiamo aspettare. Dobbiamo aspettare per vedere i nostri desideri realizzati.

Ora che lo scrivo mi sembra una gran cavolata. E chi non lo sa, questo? lo so anch’io, talmente bene!

Dio solo sa quanto ho aspettato finora, e quanto sto ancora aspettando .. senza certezza alcuna.

Ma le certezze, chi ce le ha?

Sisi, tanti corsi per autostima e super-branding e super-organization e super-mindests per “toccare le vette e non abbandonarle mai più”..

Tutte cazzate.

Siamo esseri così fragili, che basta un niente per romperci. Anche la persona più solida (mentalmente parlando) del mondo ha i suoi punti deboli. Ha quei punti un po’ crepati, che se toccati vanno in frantumi nel giro di poco..tutta la colla che li teneva uniti comincia a rompersi, ed ecco che basta un soffio di vento per sciogliere quel legame che teneva uniti quei pezzettini…

Poi, passa del tempo… e qualcuno si accorge che non serve incollarli… ma buttarli. O anche tenerli lì, per ricordo, come sopramobile. Ma incollarli non ha senso. Bisogna che impariamo a costruire qualcosa di nuovo al suo posto..

Cmq, tornando al film.. una delle cose che mi ha affascinato, perché me lo faceva leggere tra le righe, è sempre legato al discorso del tempo..

Mi sento nata nell’epoca sbagliata. Negli anni sbagliati, non so come spiegarmi..

E allo stesso tempo, mi sento “senza tempo”.

Lo so. È strano.

Ma neanche più di tanto.

Il tempo è solo un concetto inventato dall’uomo, alla fine….

 

 

E niente. Voglio scrivere. voglio scrivere per me. Forse è quello che avrei dovuto fare tempo fa. Oh, anzi…. Quello che non avrei mai dovuto smettere di fare…..

Forse è questa la mia colla, o forse sono i mattoni per ri-crearmi…

O magari sono tutte e due le cose..

Callum scott – you are the reason

Un po’ di colla per i pezzi a cui non voglio, o non posso ancora rinunciare.. e tutti gli altri, piccoli mattoncini, messi insieme uno alla volta, con la calma di un vero maestro.

Questa volta non ho intenzione di sbrigare la “guarigione” della mia anima.

Oh no.

Ho corso troppo, per troppo tempo, senza darmi il tempo di riconoscere ciò che stavo vivendo, ciò che stavo diventando..

E sono diventata ciò che pensavo di dover diventare.

E invece fanculo, no. Non sono io tutta questa. Io sono di più, anzi non lo so. io voglio di più, questo sì, questo lo so. E so che posso di più. Voglio dare di più. Mi sento sprecata.

Bebe rexa ft florida georgia line – meant to be

Chissà se però è solo questo, quello che mi sono scelta…. Chissà se il progetto che mi sono assegnata è stato proprio questo: imparare ad avere pazienza, e accettare.

Nessuno ha colpe di niente. Nessuno ci punisce, nessuno ci dà una qualche redenzione.

Siamo solo noi, gli dei nell’Idea di un Dio a cui ritorniamo ogni volta che abbandoniamo questa Terra.

 

Lay by your side – sam smith

P.S. I love you…

 

 

(Qualche ora più tardi…)

James arthur – recovery

sono le 18.41, ho appena finito di farmi le unghie..la maschera ce l’ho nei capelli (l’ho messa subito dopo il workout) e nel frattempo mi sono fatta anche le sopracciglia..

Sono scesa in palestra (dico “scesa” perché ce l’ho in garage, e abito al primo piano ^^) verso l’una e, conta una serie, contane un’altra, ho fatto circa un’oretta.

Come primo giorno dopo 3 mesi di stop, può starci. Soprattutto visto che sono ancora nei casini con la gamba.

Ci ho dato dentro? Oh sì. Specialmente considerati i nervi a fior di pelle da quando ho visto il disastro che c’era giù. Oh, e son 3 mesi che non sistemo, non 3 anni……………. Un DISASTRO. Vabe’. Sabato prossimo scenderò a sistemare tutto, l’ho già messo in agenda :)))

Dolori allucinanti, a riprese, durante l’allenamento..volevo togliere la protesi per allenarmi, ma il bisogno di vedermi sulle mie gambe è stato più forte. Così ho sopportato.

Da una settimana circa ho riportato su la carrozza, mi accompagna nei miei tragitti senza la protesi. Le stampelle sono solo un impiccio. Certo che stare seduta così tanto non fa bene, né a me né a nessun altro, neanche alla mia cellulite se è per quello :)) ma faccio del mio meglio..

Ecco.. da questo punto di vista, non mi sono mai persa….in un modo o nell’altro, ho sempre fatto tutto ciò che è stato in mio potere per non lasciarmi decadere così.

Rasoio o silképil anche in ospedale. Anche dopo qualche giorno dall’incidente, appena ho ripreso coscienza. Brutta e grassa com’ero, ma il silk épil era lì.

A volte mi mettevo pure un filo di trucco e indossavo il mio miglior sorriso, così la giornata poteva procedere.

Il fatto di non perdermi così, l’ho mantenuto anche dopo aver cominciato a convivere con Alex, anche dopo il matrimonio.. Si dice che “ci si lascia andare”, e ci si trascura..

io non mi sono persa.

Anzi. Ho cercato sempre di migliorare. E per ora, non mi sono fermata. Comunque, spero di non farlo mai, perché se lo faccio vorrà dire che sarò davvero un caso psichiatrico. E di merde e dolori ne ho visti, di tutti i tipi…….

 

Vabe’ teniam botta e andiamo a preparare la cena e a fare la doccia, che domani è Lunedì!!!

 

 

Oggi ho scritto con il cuore un po’ più in pace.

 

 

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