Due, semplici ore al palaghiaccio..

Due, semplici ore al palaghiaccio.

Non servono grandi imprese per vincere e vincersi, ma sono soprattutto i piccoli traguardi della quotidianità a costruire la nostra forza ed il nostro carattere: una piccola sfida, un piccolo obiettivo, una curiosità o una paura da superare..

E a volte, accettare la mano di qualcuno che sappiamo abbia veramente le competenze per aiutarci, per superare un momento o un ostacolo, non è segno di debolezza, ma di accettazione, di maturità, di amore verso se stesse e di fiducia verso gli altri.

Avevo iniziato a creare questo contenuto con l’intento di scrivere qualche riga ma, man mano che scrivevo, mi sono accorta di come un momento apparentemente piccolo, insignificante, di quotidianità, possa racchiudere così tanti insegnamenti e profonde emozioni.

“Due, semplici ore al palaghiaccio”

È un po’ lunghetto, perciò, buona lettura.

L’altro giorno siamo andati al palaghiaccio, Leo non vedeva l’ora di scendere in pista..

Mentre lo guardavo pattinare, mi è venuto in mente che il 1 gennaio 2015 avevo messo anch’io i pattini, a 8 anni dall’incidente.. ma quella volta, per malmessa che fosse, avevo ancora la mia gamba. I pattini di 3 numeri più grandi, ma ce l’avevo fatta, avevo pattinato.

Poi, il 14 dicembre dello stesso anno ho regalato la mia mezza gamba alla scienza (si fa per dire, non so che fine abbia fatto😄).

Quest’anno, il giorno di Natale, ho voluto riprovarci. A 4 anni dall’amputazione. (Eh sì, perché 3 anni su 4 li ho praticamente passati in ospedale, il periodo delle feste…)

Ero tanto in dubbio…

“Ma 4 anni fa avevo la mia gamba, ancora sentivo qualcosa, e la caviglia un po’ si muoveva.. adesso come sarà? E se cado, poi mi faccio un sacco male.. e se poi cado male, si storta la protesi o si rompe qualcosa? Non ne ho di ricambio, e prima di poterla aggiustare ci vorrà del tempo..

E se poi Leo viene da me e mi chiede di dargli la mano? Non posso, rischio di far cadere anche lui….”

“Buongiorno Signora, e Buon Natale! Mi dà, gentilmente, un paio numero 38?”

Ho deciso di provarci lo stesso.

Vado a sedermi, mi tolgo le scarpe. Guardo i pattini e mi domando come riuscire a infilarli sulla protesi. Erano talmente rigidi che avevo paura che si rompesse il piede. Questo non lo avevo previsto.

“Provo un’ultima volta. Se non entrano, lascio stare. Piuttosto che rompere il piede..”

Eccolo. È entrato!

Ora, come posso regolarlo…

Avevo il piede con la caviglia regolabile, quello che uso per i tacchi. Faccio qualche prova, poi sistemo ancora un po’, pensando al movimento che dovrò fare in pista..

Ok. Credo che ci siamo.

Mi avvio. Riesco a camminare bene, è già un buon inizio.

Peccato che quel camminare bene, in pista non è servito.

Mi avvicino piano piano, e mi chiedo quale piede far appoggiare per primo al ghiaccio.

Ok, vado con quello buono.

Appoggio anche l’altro.

“Oddio faccio fatica anche a stare in piedi! Si scivola tantissimo!!”

“Davvero! Ma sei sul ghiaccio!” mi dice mio papà.

Con le mani appoggiate al bordo pista, provo a muovere un po’ le gambe. Ero terrorizzata, sentivo la terra scapparmi da sotto i piedi. Oltretutto, mi sentivo io, un blocco di ghiaccio. Nel senso che il piede era rigidissimo, e non riuscivo a muoverlo bene.

Esco dalla pista e vado a regolare di nuovo l’inclinazione della caviglia.

Ritorno. Sono quasi più spaventata di prima, ma decisa.

“Mal che vada cadrò un bel po’ di volte.”

Poi, tra me e me, mi dico: e cosa me ne importa se gli altri mi vedono, cosa, non hanno mai visto gente cadere?😂

Mia mamma mi guardava anche lei, un po’ incredula e spaventata, con il suo cuore di mamma….

“Vai vicino al bordo”

“Eccerto, non sarei neanche capace di andare diversamente!”

E muovo piano piano le gambe..

Nel frattempo, Leo continuava a fare i suoi giretti, cadendo un sacco di volte. Un po’ per fare lo sciocchino, un po’ perché effettivamente stava ancora imparando. Ma non voleva dare la mano al nonno, no. E soprattutto, non voleva ascoltare nulla, nessun consiglio.

Vado avanti, e ad un certo punto Leo e papà si stanno avvicinando a me.

“Mammaa!! Ci sei anche tu!” E io ho fatto la mamma, gli ho detto di andare piano e concentrarsi un po’, senza buttarsi continuamente a terra, perché rischiava di farsi tanto male e poi anche di far cadere gli altri.

Papà mi guarda un attimo e mi dice: “Ti do la mano, andiamo insieme?”

Mi sono emozionata, in quel momento.

Mi sono venute in mente tutte le volte in cui gli avevo detto di no, in altre occasioni. Perché sì, Leo, da qualcuno ha preso questa “indipendenza”.

Quel giorno, però, gli ho detto di sì.

In onore di tutte le volte che mi è rimasto comunque vicino, e di tutte le volte che ha avuto la pazienza di seguirmi e darmi la dritta al momento giusto. In onore anche di questa volta, in cui sono sicura che era pronto a sentirsi dire “no” di nuovo, ma ha deciso di provarci lo stesso..

È stato bello, scivolare quei pattini sul ghiaccio con mio papà, tenendoci per mano.

Sono tornata un po’ bambina, e sono stata felice.

Perché ero con lui, e per ciò che quel momento rappresentava per me.

E no, non si tratta del fatto che poi, alla fine, sono riuscita anche ad andare da sola, ma di come ci sono arrivata ad andarci da sola.

Perché in quel momento, con mio papà che mi teneva la mano, ho capito che accettare un aiuto non è segno di debolezza.

Accettare una mano che si offre per aiutare, è in qualche modo segno di maturità. Perché significa accettare se stesse in quel momento, accettare i propri limiti. Significa riconoscere ed ammettere, innanzitutto a noi stesse, i limiti che abbiamo in un determinato momento.

E spesso, accettare una mano, può solo portarci più velocemente e con meno stress a raggiungere il nostro obiettivo. Anche con più sorrisi, e con la gioia della condivisione.

Perché alla fine, ogni cosa diventa più bella, se è condivisa. La vita stessa, è più bella.

Alla fine, non siamo mai sole.

Ma per riconoscere questo, dobbiamo essere in pace con noi stesse.

Finora ti sei dimostrata più di una volta che ci riesci anche da sola tuttavia, accogliere una mano, una guida che sai che possa veramente aiutarti,  in un certo momento, significa che sei in pace con te stessa, che riconosci i tuoi pregi e difetti, i tuoi successi ed i tuoi limiti, ma ora sei pronta per condividere e, molto probabilmente, per raggiungere nuovi traguardi, importanti, in maniera più serena e più gioiosa, avendo più tempo e più energie per dedicarti alle cose o alle persone che per te contano di più.

Alla fine, non siamo mai sole…

P.S. Anche Leo, poi, ha accettato la mano del nonno ed i suoi consigli.

Gli ho spiegato che doveva avere un po’ di pazienza, se voleva andare bene e veloce, facendo pirouettes e altri numeri in pista.

Gli ho detto che io, nonostante avessi più difficoltà a muovere i piedi, sono riuscita a non cadere, perché ho avuto un po’ di pazienza, e poi ho dato la mano e ho ascoltato i consigli del nonno.

“Amore, apprezzo la tua fiducia e la voglia di imparare e fare tutto da solo, ma se il nonno e il tuo amico ti stanno vicini, prova ad ascoltarli e ad osservarli, imparerai più velocemente e ti divertirai di più. So che vuoi fare tutti i numeri che stanno facendo il tuo amico e il nonno, ma per riuscirci devi prima di tutto avere più equilibrio. Anche a me tremano le gambe e perdo l’equilibrio ogni tanto, ma ascolta il nonno che ti spiega come tenere la postura e le gambe quando ti muovi, e vedrai che non cadrai più. E poi potrai andare più veloce, e fare tutti i numeri che vorrai..”

E nel resto del tempo che siamo rimasti lì, Leo è caduto una sola volta…

Superare limiti e record personali. Quando la forza di volontà non basta più.

Rosetta Verticale 2019. Un anno dopo, la cima della mia rinascita.. con due ore in meno di percorrenza rispetto all’edizione 2018, in quasi 4 settimane di allenamenti..

COME?

Grazie al Challenger !!

Questo articolo arriva in seguito alle tante domande che mi avete scritto, tra Instagram e Facebook, post-Rosetta. E con l’occasione ci tengo a ringraziarvi per tutto il supporto e la carica che mi date ogni volta, miticii e miticheee!!

Superare limiti e record personali. Quando la forza di volontà non basta più.

Sono una fervida sostenitrice dell’idea che i limiti, prima che nel corpo, siano nella nostra testa. È verissimo, e me lo sono dimostrata più e più volte, in molti ambiti della mia vita.

Ma sono anche una “reamista”, cioè realista+ottimista insieme. 

Non sarei riuscita a migliorare le mie prestazioni sportive di così tanto, come ho fatto per la Rosetta Verticale di quest’anno, se non fosse stato per il Challenger..


Che cos’è il Challenger

È un piede protesico, sportivo, che io adoro veramente tanto (e che sto cercando di capire come averlo, visto che ha un costo decisamente non indifferente, stiamo parlando di circa cinque mila euro…). Ne parlo meglio in un video sul mio canale YouTube, che uscirà a breve 😉


Prima di spiegarvi come ho battuto il mio record alla Rosetta 2019, però, sento doverosa una premessa…

Da quando ho iniziato a fare attività fisica costante, con la palestra, lo scopo è sempre stato uno e uno solo: la salute, lo stare bene mente e corpo. Non avrei mai pensato di voler portare l’attività fisica a un livello, diciamo, superiore. Non mi ero mai sentita una “sportiva”.

Eppure, è bastata una giornata di montagna insieme a Moreno Pesce e il suo Team 3 Gambe per farmi rinascere dopo un periodo un po’ cupo della mia vita. Indovinate dove? Esatto, alla Rosetta Verticale 2018.  E dopo i Vertikal successivi (al Punta Martìn e al Sass de Fer), la mia voglia di continuare è cresciuta sempre di più.

Team3Gambe & friends al Vk Rosetta 2018

Per lungo periodo mi sono scontrata con importanti problemi al moncone che non mi davano tregua, e mi impedivano di “buttarmi oltre” (ho fatto circa 10 ricoveri post-amputazione, l’ultimo dei quali ad aprile 2019..). Ma non ho mollato, e ho continuato sempre a fare del mio meglio, nella mia garage-gym (la mia piccola palestra in garage). Poi, piano piano, sentivo che le gambe volevano muoversi di più.. più veloci.. più libere..

Così, ho cominciato a fare delle mini-corsette, come le chiamo io (perché se avessi camminato avrei avuto più velocità 😂) sempre sotto al garage di casa mia…

Andavo piano, quanto basta per non farmi spaccare il moncone del tutto, visto che il piede che usavo/uso non è adatto per gli impatti come quelli derivanti da una corsa. 

Stavo aspettando di far riprendere un po’ il moncone dall’ultimo ricovero -ad aprile, e verso fine luglio ho chiesto al mio tecnico di provare il Challenger. Volevo capire se ciò che mi impediva di correre meglio era il mio moncone super sensibile o era una questione di attriti, di meccanica, di piede protesico insomma. E sinceramente, credevo e quasi quasi speravo che la risposta fosse la prima opzione.

Dopo qualche settimana è arrivato il tester..

Ero dal mio tecnico ortopedico. Siamo dentro nella sua officina a Lugagnano, stiamo montando e aggiustando le altezze..

“Ok. È tutto pronto, come te lo senti?”, mi chiede lui.

“Uhm, bene, credo.”, gli rispondo io.

“Vai un po’ fuori e provalo”, mi esorta lui, indicando la porta.

E io vado.

Non faccio in tempo per fare due passi a mo’ di corsa, che mi sono già innamorata.

Corro ancora qualche passo, cercando di capire gli aggiustamenti da fare.

Torno dentro, con il cuore in gola (e con un bel fiatone).

“Ok. Me lo porto a casa.”

È stato incredibile. Nonostante i problemi ancora presenti sul popliteo, riuscivo a correre….Mi sentivo…… Libera!!!

E non solo, i dolori erano, praticamente quasi assenti..

Non riuscivo a crederci…

Ma nello stesso giorno, ho fatto anche il cambio invaso, e a quanto pare cambio invaso+mini corsa (di cinque minuti eh..) per il mio moncone è stato Troppo. Così mi sono ritrovata con un bel gonfiore e senza poter portare la protesi per qualche giorno. Ho aspettato pazientemente che si riducesse il gonfiore e l’infiammazione, perché non volevo finire nuovamente in ospedale, con tanto di micro-interventi e terapie antibiotiche (di base c’è un infezione ai tessuti molli che non sembra volersi sradicare). Il caldo torrido non ha velocizzato il recupero, e così mi sono ritrovata a fine agosto a cominciare con gli allenamenti per prepararmi alla Vertikal e alla sfilata, sempre più vicine (rispettivamente il 21 e il 26 settembre).

Sapevo che sarebbe stata dura recuperare il tempo “perso”, ma io ho tenuto ancora più duro.

Volevo farcela.

Superare limiti e record personali. Quando la forza di volontà non basta più.

Volevo farcela, e allo stesso tempo ero spaventata di rifare la gara nelle stesse condizioni dell’anno precedente. Infatti, non lo nascondo, che mi è passato per la testa di rinunciare alla Rosetta…. Anche se non lo facevo/faccio per vincere un premio, per me, ripetere il tempo dell’anno scorso, era inammissibile.

Ma ho deciso di provarci, e la curiosità di scoprire quanto posso migliorare in un tempo così breve, e soprattutto di tornare sulla cima della mia rinascita, hanno avuto la meglio sulla paura.

Così, l’ultima settimana di agosto riprendo, timidamente, gli allenamenti.

Tra zanzare e un caldo ancora bestiale, comincio a muovere le gambe sul tapis roulant e a rafforzare core e muscoli, con i pesi e a corpo libero, dal lunedì al venerdì. Al sabato ho riposato, e domenica ho finalmente cominciato a testare il Challenger. Non sono riuscita a fare più di mezz’ora filata di corsa.

La settimana successiva ho continuato con il tapis roulant al mattino, e la sera pesi, corpo libero e giovedì un’altra mezz’ora di corsa. Domenica (8/09) invece sono riuscita a completare un’ora intera per 6 km, sempre sotto al mio garage.

Sono andata avanti così per le settimane successive, inserendo anche qualche circuito tra upper&lower body.

Lo scopo era quello di migliorare la circolazione e la capacità aerobica ed anaerobica, aumentando la resistenza e rafforzando i muscoli. Una bella minestra, eh, in così poco tempo. Ma diciamo che a qualcosa è servito.. D’altronde, tra lavoro, casa, famiglia e impegni, ho fatto tutto ciò che era in mio potere per far combaciare il tutto..

Ah, e prima di scordarmi nuovamente.. No, non mi ha seguito nessuno. So che sono capace di spingermi molto oltre i miei limiti, qui era solo questione di spingermi al massimo, ma senza crollare :))

La Rosetta rimane sempre una gara tosta, per me, ma questa volta l’ho completata in 3 ore e 49 minuti, con tanto di fiato e sorrisi lungo il percorso.

Contrariamente alle 5 ore e 45 minuti dell’anno precedente, quasi interamente in apnea e dopo le quali mi sono dovuta fermare all’altezza della funivia, quest’anno sono arrivata al traguardo, e avevo ancora fiato per celebrarlo.

Siii avevo ancora fiato per il prosecco DOC insieme a Moreno e Anita, per godermi – in tutto e per tutto – l’intero percorso.

Ce l’ho fatta. È vero. Ho raggiunto l’obiettivo che mi ero proposta, di riuscire a godermi tutta la salita, una salita fatta di persone e panorami bellissimi, meravigliosi..

Ma non ce l’avrei fatta, senza il Challenger.

Perché non sarei riuscita a pompare così tanto, e spingermi così tanto oltre, senza un piede protesico adatto. Con tutta la buona volontà, il piede per la sola camminata non mi avrebbe mai permesso di superare i miei limiti fisici, il dolore è troppo forte, troppo intenso per riuscire a dare di più. 

Ma in fondo, è come voler raggiungere i 100km/h in 5 secondi con una Punto……

Ed è questo il motivo per cui ho scelto il titolo

“Superare limiti e record personali. Quando la forza di volontà non basta più.” .. 

Grazie a questo piede la mia voglia di sport è cresciuta da pazzi..Poi.. è successa un’altra cosa. Mi sono innamorata. Perdutamente..della corsa su strada. 

E so che, prima o poi, questo piede sarà mio…

Come ama ricordare Moreno: “Ogni obiettivo raggiunto, è solo un traguardo intermedio…”

Se avessi rinunciato alla Rosetta, non so Se o Quando  avrei conosciuto Anita Zanatta..

Fatto sta che ora ci chiamano “Le Gemelle del Trail” e dopo il Vertikal del Gevero che abbiamo deciso di fare  insieme il 19 ottobre, abbiamo legato ancora di più. E non solo.. sembra che stiano per arrivarvi tante belle novità, perciò, restate “sintonizzate/i”!

Andreea e Anita allo start del Vk del Gevero, 19/10/19

Ora non mi resta altro da fare che continuare a seguire il mio cuore, i miei sogni e… non mollare.

Perché i sogni si avverano…per chi non smette di crederci, e continua a lottare.❤️🔥🌹

#timeToFly

Con grande affetto,

#team3gambe #bionicpeople #donnedimontagna #ottobock #hokaoneone #lhortopedico #genesis3punto0

Video collage di foto e video della mia Rosetta 2019

Video sul Challenger, qualche spiegazione + la mia esperienza – IN ARRIVO sul mio canale YouTube

Stampa – Press

Portfolio – fitness&sport

Le gemelle del trail | Andreea Lozinca | Team3Gambe |

Rosetta Verticale Trail Run | Moreno Pesce | Ottobock | L’Hortopedico | Hoka One Italia | Donne di Montagna |


Come trovare la motivazione di fare qualcosa che non vuoi, ma che devi fare!

I 5 step di base che mi hanno portato all’obiettivo, ogni volta

aggiornato il 16/06/2019

Vuoi perdere peso o ritrovare la tua forma?

O magari vuoi smettere di fumare?

Qualsiasi sia il tuo obiettivo, sappi che lo puoi raggiungere. E’ tutta questione di testa, ed i 5 punti che troverai qui sotto ti aiuteranno a creare una forma mentis vincente, una base indistruttibile per raggiungere i tuoi obiettivi più importanti!

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La cellulite mi ha salvato

La cellulite mi ha salvato

No, non è una bugia.

Quando ho iniziato il mio percorso “fit” (quello che ora chiamo “FinalMente in forma”) la ritenzione idrica, la cellulite e la coulotte de cheval sono stati alcuni dei motivi più.. pressanti.

Ho sempre avuto un po’ di cellulite, dopo l’incidente, per via degli anni passati sulla sedia a rotelle, in stampelle, sotto i ferri e sotto terapie. Ma dopo i mesi tra la scoperta dell’osteomielite, dell’amputazione e della lenta ripresa ancora sotto terapia antibiotica endovena, la situazione è peggiorata di moltissimo.

Quindi, dopo l’amputazione, non solo mi sono vista con una mezza gamba in meno, ma non riconoscevo più neanche il mio corpo deformato.

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Noi, donne moderne: un viaggio tra preconcetti, desideri e tabù

Cosa vuol dire essere una donna al giorno d’oggi?

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Chiamami superficiale! L’importanza dell’aspetto fisico

Quanto è importante l’aspetto fisico di una persona?

Da 1 a 10 direi……. 9 !

Ok, ora probabilmente mi hai etichettato come una superficiale, che guarda solo all’aspetto fisico e che giudica solo dalle apparenze.
Ma prima di saltare a conclusioni definitive… leggi il resto dell’articolo.

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Il potere di una canzone: scegli come vuoi sentirti

Uno dei miei segreti per essere costante in palestra e con gli allenamenti? La musica!

Si sa. La musica ha un grande effetto su di noi. Ora non entrerò nello specifico tecnico su come vada ad influire sul nostro cervello e sul nostro organismo, ma influisce e non poco. Può renderci apatiche e depresse, oppure può darci positività e accendere in noi il desiderio di stare bene, di migliorarci.

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Chiamare la mamma: dovrebbe essere semplice, no?

Alzi la mano chi chiama -la propria mamma, nonna, zia preferita o papà- quanto dovrebbe.

Ti senti un po’ in colpa, vero? Ma no, il mio intento non è farti sentire così.

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Finalmente in Forma (parte 2^) – a 360°, anima e corpo!

( per leggere la parte 1^ clicca qui )

…Qui entra in gioco il positivismo vs il negativismo. Pensando in modo negativo, attirerai cose e situazioni che avranno un impatto negativo sulla tua vita. Pensando in modo positivo, l’universo spingerà il vento nella direzione a cui stai aspirando.

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FinalMente in Forma a 360° – anima e corpo!

aggiornato 01 maggio 2019

Vuoi stare veramente bene?

Essere più energica?

Più rilassata?

Più creativa?

Più attiva sessualmente?

Più felice??

Se la risposta è sì, allora devi essere consapevole del fatto che non è una strada facile. Oppure sì? 

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