Noi, donne moderne: un viaggio tra preconcetti, desideri e tabù

Cosa vuol dire essere una donna al giorno d’oggi?

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Un posto nel mondo

( questo è un sequel. La prima parte la trovi qui)

pensieri del 27 febbraio 2019

Forse la mia strada l’ho già trovata. Il mio sogno. Quello che non ha mai smesso di pulsare, sin da quando ero bambina.

Mi domando perché l’ho zittito. Perché l’ho fatto, per così tanto tempo. Perché ho smesso di assecondarlo?
Forse perché ritenevo che tutto il resto avesse la priorità.

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Non smettere di sognare, di lottare, di credere.. in quello che senti!

Se ricevi già le notifiche del blog nella mail o sulla pagina Facebook sai che settimana scorsa ho pubblicato un importante aggiornamento riguardante la struttura di questo blog: le nuove rubriche settimanali!

Oggi inauguro ufficialmente “Mille e una sfumature di Donna”, con una pagina inedita (“in anteprima” e “senza modifiche”) del mio diario.

Vorrei portarti, attraverso queste righe, in angoli nascosti del mio cuore, quegli angoli di cui noi donne non amiamo tanto parlare, ma che sono (stati) essenziali per la nostra crescita..

Queste righe fanno parte dell’ultima fase della mia ricerca “esistenziale”, quella che mi ha tormentato di più nell’ultimo anno: ritrovare me stessa e “la mia strada”..

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Mille e una sfumature di Donna.

Cosa significa, davvero, essere una Donna?

La verità è che ho scoperto solo di recente il suo vero significato. La verità, è che neanche pensavo avesse un significato così profondo. Ma soprattutto, non pensavo che fosse un sentimento.

Sì, perché non si diventa Donna dall’oggi al domani. Non si diventa Donna insieme con le responsabilità, la maturità, i figli o la carriera.

L’essere Donna, ha mille e una sfumature. Di ogni colore. Anche di rosa.

Il percorso che compiamo nella nostra vita, per diventare donne, è diverso per ognuna di noi. Ognuna di noi ha la propria storia, il proprio vissuto, le proprie esperienze e questo ci rende un meraviglioso universo, tutto da scoprire e da perdersi dentro, sui meandri delle emozioni.

Personalmente, mi sono sentita tante cose, prima di sentirmi una Donna. Mi sono sentita guerriera, da sempre, forte e responsabile. Mi sono sentita mamma e amante. Ma da quando mi sento Donna, ho imparato a lasciarmi Amare e sentirmi Amata. Ho imparato ad accettare l’Amore.

Queste sono le mie mille e una sfumature di essere Donna.

La verità è che ho sempre amato me stessa, anche se non del tutto. È stato un lungo cammino, arrivare fino a qui. Un cammino che neanche mi ero resa conto di percorrere.

Mia mamma era sicura che avrebbe cresciuto un figlio maschio. Invece sono arrivata io, che sono comunque stata un maschiaccio per molti anni: capelli sempre corti, a caschetto, sempre ad arrampicarmi su tutto ciò che trovavo, con le ginocchia sempre sbucciate, piena di lividi e i vestiti bucati ogni tre per due.

Dentro di me sapevo che ero “una femmina”, ma non sapevo come tirarla fuori. Sentivo che voleva uscire allo scoperto, ma non sapeva come.

Mia mamma, mi ricordo, ha tribolato con me per molti anni, perché non ero la solita bambina dolce, graziosa e tenera con i suoi vestitini tutti rosa e le scarpine col tacchetto.

Altroché vestiti rosa! Io il rosa non lo usavo neanche per colorare! Era come se mi stessi ribellando a qualcosa, come se non volessi accettare qualcosa. Qualcosa che rappresentava quel colore.

Mi è capitato di portarlo, il rosa, in qualche occasione, ma mi faceva sentire a disagio. Non mi sentivo me stessa e mi dava una sensazione di rabbia dentro. Un po’ come quella volta che mi sono fatta bionda, ma bionda non mi ci sentivo affatto.

Sono stata bambina, ragazzina, adolescente e giovane..

Ad un certo punto ho cominciato ad osare con i tacchi e a comprarmi qualche maglietta più “femminile”. Mi sentivo bene. Mi facevano sentire bene, ma soprattutto mi sentivo meglio con me stessa. Avevo circa 15 anni.

Poi, verso i 17, è successo l’incidente. Che mi ha portato via tanto, anche questa piccola cosa che mi faceva sentire meglio: i tacchi. Questa cosa banale, oserei dire, ma che mi ha fatto stare male per davvero molto tempo, perché era la cosa più vicina, insieme ai capelli lunghi, che mi davano un senso di femminilità. Ma avevo anche altri ostacoli da superare: il forte sovrappeso, pesavo circa 90 kg.

Gli anni sono passati, ho acquisito (nuove) conoscenze sul mio corpo, ho superato i primi due anni di tribolazioni per ospedali, sono arrivata a 70 kg e nel frattempo sono diventata e mi sono sentita anche mamma.. ma ancora non mi sentivo Donna.

L’incidente, è vero, mi ha portato via tanto, ma mi ha regalato molto di più. Mi ha aiutato a prendere consapevolezza. Non dico che sia stato fondamentale (l’incidente) in questo, ma nel mio caso questo è stato il trigger, cioè quel qualcosa che ha scatenato la mia curiosità e la mia sete di conoscenza sull’essere umano. E’ stato l’inizio del percorso verso una maggiore consapevolezza sul mio modo di essere, di sentirmi e di comportarmi. Ma non per ultimo, mi ha insegnato cos’è la femminilità.

Una mia cara amica e collega di Viola Murmure mi ha detto, un giorno, che la gamba sinistra rappresenta la femminilità, il lato femminile.. A parte che io sono destrimane, quindi la mia gamba predominante è stata la destra, fino al momento dell’incidente, l’ho sentita comunque sempre più forte e più imponente. Ma quello che mi aveva detto mi aveva incuriosito, quindi sono andata ad approfondire un po’ di più.

La mia cara amica mi aveva introdotta alla somatopsicologia, un ramo che avevo quasi sempre escluso dalle mie ricerche perché non lo consideravo molto..scientifico. Ma poi, sulla mia pelle ho visto confermarsi, un’altra volta, che siamo “esseri dotati di intelletto” (Aristotele, IV sec.A.C., filosofo greco), ma con un’Anima che conosce tutto di tutto.

Con l’uso di poche parole, lei mi aveva sbattuto in faccia un fatto che mi ha sorpreso, perché ho scoperto che fosse anche molto vero.

Ora vi spiego meglio..

Prima vi ho raccontato l’aneddoto sul colore rosa, sul fatto che non potevo vedermelo addosso. Non volevo portarlo, perché sentivo che non mi rappresentava. Perché io mi sentivo forte, mi sentivo una guerriera, una combattente e per me, il rosa, significava debolezza, significava fragilità, significava essere “femminuccia”. Ed io ero forte. Volevo e dovevo essere forte.

Forte perché le esperienze che ho fatto sin da piccola mi hanno portato a doverlo diventare, per non soffrire. Forte perché mi sentivo responsabile delle mie azioni e dei sentimenti delle persone che amavo.

Forse, ora, immaginate già cosa vi dirò.

Con l’incidente ho dovuto accettare il fatto che non sono invincibile. I giorni prima dell’incidente, e anche qualche minuto prima dell’incidente, mi era capitato di parlare con persone e dire che non mi ero mai rotta neanche un dito, neanche un’unghia. Sentivo che a me, certe cose non potessero capitare. Mi sentivo invincibile, intoccabile…

Eppure, ho scoperto anche quanto potevo essere fragile e vulnerabile. Ho dovuto imparare a scoprirmi sotto una nuova luce. Ho scoperto anche il lato emotivo della femminilità, quello che avevo sempre tenuto a bada, quello che avevo sempre reputato come debole.

Molte donne, in incidenti simili, scoprono nuovi lati di loro stesse. Molto spesso scoprono quanto sono forti e non pensavano di esserlo.

La mia amputazione, otto anni dopo l’incidente, è stata una scelta. Certo, al tempo non avevo in mente tutti i discorsi che sto facendo qui, ora. Ma mi stavo abbandonando completamente alla mia sensibilità.

Credo, non a caso, sia stato anche questo uno dei motivi per cui subito dopo, decisi di prendermi davvero cura di me stessa, fisicamente parlando, attraverso il fitness. Per liberare ed esprimere ancora di più il potenziale della mia femminilità, che stava scoprendosi sempre di più.

Ero e sono forte ma, dopo anni, alla fine ho capito ed ho scoperto che posso sentirmi anche fragile, senza per questo essere debole.

Ho abbracciato me stessa, nella mia completezza. Ho accettato la lei che ha sempre cercato di farsi sentire, ma che ho costantemente soffocato per paura di sembrare debole o “troppo femmina”.

Ho accolto la me che sono, e mi sono liberata.

Liberandomi, sono rinata e sono diventata Donna.

Noi donne siamo così.. tutte meravigliosamente diverse.

In noi.. vivono mille e una sfumature di essere donna..

E dato che sono una curiosona, amerei davvero conoscere la Vostra Storia, conoscere come e quando Voi vi siete sentite Donne per la prima volta. Cos’avete provato, qual è stato il vostro percorso..

Mi riempirebbe il cuore di gioia se condivideste le vostre emozioni con me. Lasciate un commento, qua sotto.. ^_^

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Chi è Andreea Lozinca