Vertikal Punta Martìn 2019, la prima gara Mondiale per soli amputati

Vertikal Punta Martìn 2019, la prima gara Mondiale per soli amputati

Eh già. Questo sabato mi hai visto insieme al Team 3 Gambe & friends alla prima gara mondiale di Vertikal Skyrunning per soli amputati.

Per chi non lo sapesse, FISKY e lo staff organizzativo del Vertikal Punta Martìn hanno lavorato con Moreno Pesce, capitano del Team 3 Gambe a stilare il regolamento per lo Skyrunning come attività paralimpica, che è diventato ufficiale dal 6 giugno 2019 (qui la pagina ufficiale su FISKY, con il relativo regolamento).

E’ stata la mia seconda edizione qui ad Acquasanta, dopo una prima, incredibilmente emozionante (qui il blog-post del mio racconto).

Questo Vertikal è tanto bello, quanto “piccante” (cit. Moreno Pesce), ma forse è anche per questo che mi piace! Solitamente si svolge su 4.730 km su 897m D+, ed ha passaggi molto tecnici di I e II° grado in arrampicata, con partenza da Acquasanta – Mele (Genova) e arrivo alla quota 1001 m.s.l.m. di Punta Martìn.

Quest’anno, però, il percorso ha dovuto subire una variazione, in quanto le forti piogge recenti stavano rendendo impraticabile e pericoloso il percorso normale della Direttissima. Pertanto, affinché la gara potesse avvenire e si potesse svolgere in sicurezza, la direzione ha deciso di allungare il percorso fino a 8,73 km su 920m D+, con un cancello orario a 2 ore.

Purtroppo sono arrivata a 15 minuti dopo il timing previsto (così ho saputo), ma sono riuscita a raggiungere il rifugio sul Monte Pennello in tempo per il ritorno ad Acquasanta con i mezzi preposti.

Fortunatamente il meteo non è stato un impedimento, anzi, giusto qualche minuto prima di cominciare la gara non solo ha smesso di piovere, ma si è fatto vedere un bellissimo sole. (Indovina quando ha ricominciato a piovere?..Quando eravamo già al rifugio!)

I miei impedimenti o rallentamenti sono stati di altro genere, il moncone che da 3 giorni aveva cominciato a gonfiarsi all’improvviso, arrivando a 4 cm di diametro (sempre sulla piega del ginocchio, sul popliteo) e che mi ha bloccato quindi il movimento nelle fasi di salita-arrampicata (non riuscendo a piegare il ginocchio a dovere). Sicuramente anche il fatto di aver dormito solo due ore e mezza la notte prima non ha aiutato molto, e neanche il fatto di avere le scarpe di 3 numeri più grandi.

“Cooosa?”

Lo so, è da pazzi. Ma era un anno intero che aspettavo di rivedere queste terre. Non mi ha fermato il grosso problema al moncone, figuriamoci un paio di scarpe!

Posso immaginare che ti starai chiedendo come sono arrivata a portare delle scarpe così e allo stesso tempo magari sarai sconcertata/o pensando che mi potevo mettere in pericolo, ma ora vorrei spiegarti perché ho scelto di procedere.

Vertikal Punta Martìn 2019, la prima gara Mondiale per soli amputati

  • Prima di tutto, perché avevo già fatto diversi Vertikal con problemi uguali o simili al moncone (anzi, è stata proprio la ragione principale per cui ho iniziato a farle, l’anno scorso alla Rosetta Vertikale, perché dopo quasi 3 anni di ricoveri e terapie, Dopo l’amputazione, ero stanca di aspettare che “guarisse”).
  • Secondo, perché conosco il mio corpo (e la mia mente) “abbastanza” bene da sapere quanto può reggere.
  • Infine, per quanto riguarda le scarpe.. praticamente la sera prima della gara siamo partiti per andare dai miei genitori, Leo sarebbe rimasto lì con loro per la giornata del sabato, e poi domenica avremmo festeggiato il compleanno della mamma. Solo che, quando siamo arrivati da loro, verso mezzanotte, mi sono accorta che…avevo dimenticato le scarpe per la montagna. Allora mia mamma mi ha dato le sue, ma quando le ho provate me le sentivo strette e scomode, e non riuscivo a camminarci . Così, senza neanche pensarci due volte, chiedo a papà se mi vuol far provare le sue. E la fortuna ha voluto che avesse le Hoka, un marchio con cui personalmente mi trovo molto molto bene, sia per il trekking e per il trail running sia per la corsa su strada (tant’è che anche le mie sono Hoka). Ma ora, restava da vedere se con 3 numeri più grandi mi sarei trovata ugualmente bene. Ebbene, prova ad indovinare. Io, una, non riuscivo a crederci quanto me le sentissi bene e comode. Ho infilato un calzino nella scarpa della zampa buona e due in quella della zampa bionica. Anzi, due in punta e una sotto i lacci, per fare spessore (il piede protesico è più stretto di quello “vero”). Mi sono messa a camminare in casa e poi sono uscita a fare qualche piano di scale per mettermi un po’ alla prova. Ok, nonostante i dolori al moncone e le scarpe grandi, viaggiavo. Molto bene, aggiungerei anche, in confronto a quanto mi aspettassi..

Dopotutto, poi, ero già abituata al dolore, e anche alle scarpe con 2-3 numeri più grandi, perché quando avevo ancora la mia mezza gamba, per molti anni ho dovuto prendere 2-3 numeri in più per riuscire a calzare le scarpe sul piede destro, grosso e deformato dai primi 3 anni di interventi chirurgici (dall’incidente del 2007).

Piccolo disclaimer: ovviamente, a casa continuavano a dissuadermi dal fare la gara, considerando tutte le condizioni a sfavore (il meteo, il moncone, le scarpe, le poche ore che avrei dormito..), ma non potevano legarmi al calorifero per fermarmi :))

Disclaimer n°2, sconsiglio altamente di seguire il mio esempio, per tutte le ragioni possibili in fatto di sicurezza (nel dubbio, rileggere il secondo punto e farsi un -serio- esame obiettivo di autovalutazione e coscienza).

Ma seppur con tutti i rallentamenti del caso, di cui vi ho raccontato prima, e pur non avendo concluso ufficialmente la gara, sono comunque soddisfatta. All’Experience dell’anno scorso, sulla Direttissima (il mio secondo Vertikal in assoluto) avevo raggiunto il Punta Martìn in 3,40 H. Quest’anno, ho fatto circa il doppio della distanza, nello stesso tempo (9.36-13.15)

A volte si vince, a volte si perde. L’importante è sapere imparare dai propri errori, e guardare comunque il lato positivo di ogni esperienza. Trovare, insomma, la bellezza collaterale che è sempre lì, pronta per essere scovata dalle anime che non vogliono mollare e da tutte quelle che si mettono in gioco, per divertirsi, per stare insieme, per raccontarsi e per dimostrare che la volontà non ha barriere!

Vertikal Punta Martìn 2019, la prima gara Mondiale per soli amputati

Anche di questo sono molto felice, perché nonostante le previsioni meteorologiche altamente sfavorevoli, tanti cuori hanno deciso di alzarsi al mattino, con il freddo e la pioggia, a preparare ed animare questa giornata, portando i sorrisi più belli sul Martìn.

E’ stata una bellissima esperienza, anche quest’anno, che mi ha dato molto, e tra le altre cose, ho imparato un’altra bella lezione -che non pensavo di dover imparare (ad esempio quella di controllare di avere gli strumenti basilari con me, come le scarpe:))

Oltretutto, ho rivisto persone speciali e conosciuto altre, nuove. Sia la direzione organizzativa del Vertikal, sia gli accompagnatori che ci hanno fatto strada su per i sentieri e sono stati pronti ad accogliere le nostre necessità lungo il tragitto hanno dimostrato una disponibilità, una gentilezza ed una cordialità veramente toccanti.

Ma d’altronde,.. questo….

..Perché il Martìn è il Martìn!

#team3gambe #bionicpeople #donnedimontagna #ottobock #hokaoneone #lhortopedico #genesis3punto0

Stampa – Press

Portfolio – fitness&sport

Le gemelle del trail | Andreea Lozinca | Team3Gambe |

Rosetta Verticale Trail Run | Moreno Pesce | Ottobock | L’Hortopedico | Hoka One Italia | Donne di Montagna |

2 commenti su “Vertikal Punta Martìn 2019, la prima gara Mondiale per soli amputati

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