Superare limiti e record personali. Quando la forza di volontà non basta più.

Rosetta Verticale 2019. Un anno dopo, la cima della mia rinascita.. con due ore in meno di percorrenza rispetto all’edizione 2018, in quasi 4 settimane di allenamenti..

COME?

Grazie al Challenger !!

Questo articolo arriva in seguito alle tante domande che mi avete scritto, tra Instagram e Facebook, post-Rosetta. E con l’occasione ci tengo a ringraziarvi per tutto il supporto e la carica che mi date ogni volta, miticii e miticheee!!

Superare limiti e record personali. Quando la forza di volontà non basta più.

Sono una fervida sostenitrice dell’idea che i limiti, prima che nel corpo, siano nella nostra testa. È verissimo, e me lo sono dimostrata più e più volte, in molti ambiti della mia vita.

Ma sono anche una “reamista”, cioè realista+ottimista insieme. 

Non sarei riuscita a migliorare le mie prestazioni sportive di così tanto, come ho fatto per la Rosetta Verticale di quest’anno, se non fosse stato per il Challenger..


Che cos’è il Challenger

È un piede protesico, sportivo, che io adoro veramente tanto (e che sto cercando di capire come averlo, visto che ha un costo decisamente non indifferente, stiamo parlando di circa cinque mila euro…). Ne parlo meglio in un video sul mio canale YouTube, che uscirà a breve 😉


Prima di spiegarvi come ho battuto il mio record alla Rosetta 2019, però, sento doverosa una premessa…

Da quando ho iniziato a fare attività fisica costante, con la palestra, lo scopo è sempre stato uno e uno solo: la salute, lo stare bene mente e corpo. Non avrei mai pensato di voler portare l’attività fisica a un livello, diciamo, superiore. Non mi ero mai sentita una “sportiva”.

Eppure, è bastata una giornata di montagna insieme a Moreno Pesce e il suo Team 3 Gambe per farmi rinascere dopo un periodo un po’ cupo della mia vita. Indovinate dove? Esatto, alla Rosetta Verticale 2018.  E dopo i Vertikal successivi (al Punta Martìn e al Sass de Fer), la mia voglia di continuare è cresciuta sempre di più.

Team3Gambe & friends al Vk Rosetta 2018

Per lungo periodo mi sono scontrata con importanti problemi al moncone che non mi davano tregua, e mi impedivano di “buttarmi oltre” (ho fatto circa 10 ricoveri post-amputazione, l’ultimo dei quali ad aprile 2019..). Ma non ho mollato, e ho continuato sempre a fare del mio meglio, nella mia garage-gym (la mia piccola palestra in garage). Poi, piano piano, sentivo che le gambe volevano muoversi di più.. più veloci.. più libere..

Così, ho cominciato a fare delle mini-corsette, come le chiamo io (perché se avessi camminato avrei avuto più velocità 😂) sempre sotto al garage di casa mia…

Andavo piano, quanto basta per non farmi spaccare il moncone del tutto, visto che il piede che usavo/uso non è adatto per gli impatti come quelli derivanti da una corsa. 

Stavo aspettando di far riprendere un po’ il moncone dall’ultimo ricovero -ad aprile, e verso fine luglio ho chiesto al mio tecnico di provare il Challenger. Volevo capire se ciò che mi impediva di correre meglio era il mio moncone super sensibile o era una questione di attriti, di meccanica, di piede protesico insomma. E sinceramente, credevo e quasi quasi speravo che la risposta fosse la prima opzione.

Dopo qualche settimana è arrivato il tester..

Ero dal mio tecnico ortopedico. Siamo dentro nella sua officina a Lugagnano, stiamo montando e aggiustando le altezze..

“Ok. È tutto pronto, come te lo senti?”, mi chiede lui.

“Uhm, bene, credo.”, gli rispondo io.

“Vai un po’ fuori e provalo”, mi esorta lui, indicando la porta.

E io vado.

Non faccio in tempo per fare due passi a mo’ di corsa, che mi sono già innamorata.

Corro ancora qualche passo, cercando di capire gli aggiustamenti da fare.

Torno dentro, con il cuore in gola (e con un bel fiatone).

“Ok. Me lo porto a casa.”

È stato incredibile. Nonostante i problemi ancora presenti sul popliteo, riuscivo a correre….Mi sentivo…… Libera!!!

E non solo, i dolori erano, praticamente quasi assenti..

Non riuscivo a crederci…

Ma nello stesso giorno, ho fatto anche il cambio invaso, e a quanto pare cambio invaso+mini corsa (di cinque minuti eh..) per il mio moncone è stato Troppo. Così mi sono ritrovata con un bel gonfiore e senza poter portare la protesi per qualche giorno. Ho aspettato pazientemente che si riducesse il gonfiore e l’infiammazione, perché non volevo finire nuovamente in ospedale, con tanto di micro-interventi e terapie antibiotiche (di base c’è un infezione ai tessuti molli che non sembra volersi sradicare). Il caldo torrido non ha velocizzato il recupero, e così mi sono ritrovata a fine agosto a cominciare con gli allenamenti per prepararmi alla Vertikal e alla sfilata, sempre più vicine (rispettivamente il 21 e il 26 settembre).

Sapevo che sarebbe stata dura recuperare il tempo “perso”, ma io ho tenuto ancora più duro.

Volevo farcela.

Superare limiti e record personali. Quando la forza di volontà non basta più.

Volevo farcela, e allo stesso tempo ero spaventata di rifare la gara nelle stesse condizioni dell’anno precedente. Infatti, non lo nascondo, che mi è passato per la testa di rinunciare alla Rosetta…. Anche se non lo facevo/faccio per vincere un premio, per me, ripetere il tempo dell’anno scorso, era inammissibile.

Ma ho deciso di provarci, e la curiosità di scoprire quanto posso migliorare in un tempo così breve, e soprattutto di tornare sulla cima della mia rinascita, hanno avuto la meglio sulla paura.

Così, l’ultima settimana di agosto riprendo, timidamente, gli allenamenti.

Tra zanzare e un caldo ancora bestiale, comincio a muovere le gambe sul tapis roulant e a rafforzare core e muscoli, con i pesi e a corpo libero, dal lunedì al venerdì. Al sabato ho riposato, e domenica ho finalmente cominciato a testare il Challenger. Non sono riuscita a fare più di mezz’ora filata di corsa.

La settimana successiva ho continuato con il tapis roulant al mattino, e la sera pesi, corpo libero e giovedì un’altra mezz’ora di corsa. Domenica (8/09) invece sono riuscita a completare un’ora intera per 6 km, sempre sotto al mio garage.

Sono andata avanti così per le settimane successive, inserendo anche qualche circuito tra upper&lower body.

Lo scopo era quello di migliorare la circolazione e la capacità aerobica ed anaerobica, aumentando la resistenza e rafforzando i muscoli. Una bella minestra, eh, in così poco tempo. Ma diciamo che a qualcosa è servito.. D’altronde, tra lavoro, casa, famiglia e impegni, ho fatto tutto ciò che era in mio potere per far combaciare il tutto..

Ah, e prima di scordarmi nuovamente.. No, non mi ha seguito nessuno. So che sono capace di spingermi molto oltre i miei limiti, qui era solo questione di spingermi al massimo, ma senza crollare :))

La Rosetta rimane sempre una gara tosta, per me, ma questa volta l’ho completata in 3 ore e 49 minuti, con tanto di fiato e sorrisi lungo il percorso.

Contrariamente alle 5 ore e 45 minuti dell’anno precedente, quasi interamente in apnea e dopo le quali mi sono dovuta fermare all’altezza della funivia, quest’anno sono arrivata al traguardo, e avevo ancora fiato per celebrarlo.

Siii avevo ancora fiato per il prosecco DOC insieme a Moreno e Anita, per godermi – in tutto e per tutto – l’intero percorso.

Ce l’ho fatta. È vero. Ho raggiunto l’obiettivo che mi ero proposta, di riuscire a godermi tutta la salita, una salita fatta di persone e panorami bellissimi, meravigliosi..

Ma non ce l’avrei fatta, senza il Challenger.

Perché non sarei riuscita a pompare così tanto, e spingermi così tanto oltre, senza un piede protesico adatto. Con tutta la buona volontà, il piede per la sola camminata non mi avrebbe mai permesso di superare i miei limiti fisici, il dolore è troppo forte, troppo intenso per riuscire a dare di più. 

Ma in fondo, è come voler raggiungere i 100km/h in 5 secondi con una Punto……

Ed è questo il motivo per cui ho scelto il titolo

“Superare limiti e record personali. Quando la forza di volontà non basta più.” .. 

Grazie a questo piede la mia voglia di sport è cresciuta da pazzi..Poi.. è successa un’altra cosa. Mi sono innamorata. Perdutamente..della corsa su strada. 

E so che, prima o poi, questo piede sarà mio…

Come ama ricordare Moreno: “Ogni obiettivo raggiunto, è solo un traguardo intermedio…”

Se avessi rinunciato alla Rosetta, non so Se o Quando  avrei conosciuto Anita Zanatta..

Fatto sta che ora ci chiamano “Le Gemelle del Trail” e dopo il Vertikal del Gevero che abbiamo deciso di fare  insieme il 19 ottobre, abbiamo legato ancora di più. E non solo.. sembra che stiano per arrivarvi tante belle novità, perciò, restate “sintonizzate/i”!

Andreea e Anita allo start del Vk del Gevero, 19/10/19

Ora non mi resta altro da fare che continuare a seguire il mio cuore, i miei sogni e… non mollare.

Perché i sogni si avverano…per chi non smette di crederci, e continua a lottare.❤️🔥🌹

#timeToFly

Con grande affetto,

#team3gambe #bionicpeople #donnedimontagna #ottobock #hokaoneone #lhortopedico #genesis3punto0

Video collage di foto e video della mia Rosetta 2019

Video sul Challenger, qualche spiegazione + la mia esperienza – IN ARRIVO sul mio canale YouTube

Stampa – Press

Portfolio – fitness&sport

Le gemelle del trail | Andreea Lozinca | Team3Gambe |

Rosetta Verticale Trail Run | Moreno Pesce | Ottobock | L’Hortopedico | Hoka One Italia | Donne di Montagna |

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