Vertikal Punta Martìn, 17/11/2018 – oltre lo sport, la Vita.

Vertikal Punta Martìn, 17/11/2018 – oltre lo sport, la Vita.

“Devo farcela. Mi devo “rialzare”. Se non per me…per lui. Ma DEVO farcela.”

E’ così che la mia storia è iniziata.

La mia storia dopo l’amputazione, quando i dolori e l’arto fantasma non se ne volevano andare, quando non riuscivo più a respirare dal male.. un male che sentivo dentro e fuori, per la sofferenza fisica e quella psicologia del vedermi impotente dinnanzi la mia famiglia, davanti a  mio figlio… un dolore talmente atroce, che mi impediva i movimenti e la ragione, quando anche decidere il giorno per andare a fare la spesa per me era una tortura.. vivevo in una bolla, in cui l’unico suono che sentivo era la voce nella mia testa “ce la devi fare, ma non ci riesci..forse è meglio senza di te, così sei un peso e basta..non ti puoi godere niente, e tuo figlio non vede altro che una poveraccia in carrozzina. Come puoi essergli d’aiuto, in queste condizioni?”.

Sapevo che dovevo darmi tempo, ma erano già passati due mesi dall’amputazione, due mesi in cui riuscivo a dormire a malappena un paio d’ore a notte (quando ero fortunata)..e nulla faceva sembrare che qualcosa potesse migliorare, nonostante la mia fiducia e le mie speranze..nonostante Sapessi che sarebbe andato meglio, ma tutte le “prove” indicavano il contrario..

 

Così, arrivò febbraio. Un pomeriggio come un altro, mio figlio era appena rientrato da scuola con la solita vivacità straziante, chiedendo di andare al parco, poi cosa avremmo fatto quel weekend e raccontando e saltellando per la casa, riempiendola e facendola vibrare con la sua energia irrefrenabile..

Il mio cuore finì nuovamente in gola, pensando a quando mi sentissi inutile e impotente. Era un mix di rabbia e paralisi dei sensi. Ad un tratto sentì le mie estremità gelare, e allo stesso tempo bruciare da dentro, tutto il corpo. Fu una questione di qualche secondo, poi avvertì una strana sensazione, come una sorta di implosione, un vortice d’aria che dal petto stava spingendo in alto per uscire..

E da quel momento, con toni decisi, tra me e me, il dialogo è stato questo (giuro, è così):

“ –  Eh no eh. Ora basta, ti devi alzare, ti devi muovere! Saltella, usa le stampelle, fai quel cavolo che riesci, spingiti oltre, ma tirati su e dacci dentro che Leo non capisce nulla di ciò che stai passando, lui vede solo te che “non sei te”, e rivuole indietro la Sua Mamma,  e tu non sei un caso impossibile!!

– Farò di tutto, anche a costo di soffrire e piangere il triplo di quello che ho pianto fin’ora, ma io mi rialzerò.”

Lo sapete che io riesco a fare solo le cose che sento abbiano una connessione profonda con il mio “essere”.

Ebbene, per me la Vertikal sul Martìn è stato questo. Un perfetto connubio tra passato e presente, difficoltà e voglia di superare gli ostacoli, disperazione, rabbia, impotenza e speranza, e fiducia in chi questa ce la dà e fiducia in noi stessi.

Mi sono sentita nel posto giusto, nel momento giusto.

Ho avuto parte di continui flash-back durante il mio brevissimo soggiorno ad Acquasanta. I momenti in cui mi stavo rialzando, ancora ed ancora e Genova che non si era ancora ripresa dopo il crollo del ponte e che a breve era stata messa in ginocchio nuovamente, con le inondazioni. Lei che di aiuti dalle istituzioni ne sta avendo pochi, come me, ma ha fiducia e va avanti, con l’aiuto di chi ha ancora un briciolo d’umanità nel cuore. Si scopre immobile, paralizzata, con tutte le vie principali chiuse, ma trova strade alternative e non si fa abbattere. Non molla. Per chi le vuole bene. Per la sua gente. E si scopre più forte di quanto pensava.

Si alza e reagisce, dando conforto a chi ne ha bisogno e stimoli per chi ci crede.

Quest’estate, le mie ferie le ho fatte proprio là, in Liguria. Ho fatto avanti e indietro tra Savona, Genova e Costa Azzurra. E, non lo sapete…ma la Liguria, in particolare Genova e Savona mi hanno aiutato a tirarmi su dopo un bruttissimo periodo che ho passato. E tutte le volte che passavo sul Ponte Morandi mi dicevo

“guarda che piccoli che sembrano i problemi da qua”…

 

Sono tornata a casa e, piano piano, ho ricominciato a guardare il mondo con altri occhi..

 

Poi, un giorno, esco in pausa pranzo, apro Whatsapp e sul gruppo del Team Tre Gambe trovo un audio inoltrato da Moreno, di un certo Alessio Alfier. Bello lungo, aggiungerei anche. Si trattava dell’invito a partecipare a questa Vertikal.

Dentro di me è partito subito un conflitto tra desiderio, dovere e realtà. Perché insomma, Genova non è proprio la mia “vicina di casa”, sono circa 800 km tra andata e ritorno. In più, sapendo come sono crollata dopo l’ultima Vertikal, per me era impensabile andare da sola in macchina.

Insomma, nonostante tutti i “se” e i “ma”, il giorno dopo dissi a Moreno: “Io ci sono. Ora cerchiamo gli altri”.

E così…eravamo io e Moreno, all’inizio. I giorni volavano, il tempo per “raccogliere adesioni” sempre più sfuggente… Ma alla fine…eccoci tutti quanti là. A gustarci la nostra fetta di focaccia, prima della partenza. A conoscerci, a salutarci, ad abbracciarci e a farci foto (io foto no, perché sapete che sono timida, mannaggia a me). A scambiarci sorrisi e sguardi gelati, chi con un thé in mano chi con la Monster a darsi un po’ di carica perché aveva fatto le ore piccole per arrivare là in tempo..

 

C’è sempre un filo invisibile ed imprevedibile che ci collega agli altri..e forse è proprio questo il successo del Martìn: averlo reso visibile.

E pensare che tutto quanto è stato fatto “pro-bono”, con le sole forze di una manciata di persone: l’organizzazione, l’allestimento, le pulizie dei tracciati dopo le intemperie..e senza nulla chiedere in cambio, se non la nostra presenza..

 

Come potevo io, dirti di no, mia cara Genova?

Tu hai aiutato me, quando mi sentivo persa e non sapevo che strade prendere… Ora è stato il mio turno, trovare una strada per venire a trovarti. E nonostante gli imprevisti ed i bastoni tra le ruote, sapevo che ci sarei arrivata. Ti ho abbracciata, ti ho accarezzata e ti ho vissuta. Nuovamente. E, nel nostro piccolo, ci siamo fatte forza e dato coraggio, per fare un altro passo verso la vetta, per resistere alla nuova ondata di vento e gelo improvviso e sconosciuto, scivolando sulla terra satura d’acqua, aggrappandoci ognuna alle rocce, agli alberi, a tutto ciò che riuscivamo..

Ma non ci siamo fermate per arrenderci. No. Ci siamo fermate ogni tanto per guardarci e per ricordarci che insieme, unite, ce la possiamo fare. Perché la speranza non si può distruggere. Perché siamo fatte per Vivere. Perché il nostro destino è Vivere, e provarci fino alla fine..

Ed eccoci in cima, ci siamo arrivate! Che bel vedere, che purezza nell’aria! Non so se ero io che caricavo te, o te che inondavi me con la tua presenza. Ma eravamo lì. Insieme. E per un attimo, mentre sorseggiavamo il thé al rifugio, quel rifugio che profumava di mandarini, un profumo talmente inebriante..ho provato felicità. Il mio cuore, la mia anima erano in pace, al cento per cento.. E mentre lo scrivo, mi sembra quasi di sminuire quella sensazione..quell’emozione..

Non era felicità per aver raggiunto un traguardo, e neanche per aver fatto la Direttissima in meno tempo di quanti mi aspettassi (circa 3h20min)..No… era una felicità pura, perché cielo, terra e mare si sono toccati, ed io ne ho colte tutte le vibrazioni.

Ecco… questa sei stata tu, Genova, con il tuo Martìn. Ma sei stata anche realtà quando mi sono accorta che dovevo tornare a casa..e ancora dovevo capire come! Perché tu sei imprevedibile, sei magnifica ma imprevedibile, e non sapevo per quanto tempo sarei stata al tuo fianco.. Ma tu me lo hai fatto capire. E così, sono tornata nella realtà, e ho cominciato a cercare strade per tornare verso casa… E le ho trovate. Sapevo che le avrei trovate..

Ma questa volta, “sono scesa, dandoti il braccio* ”..e ti ho sentita più forte.. Sono scesa, portando un po’ di quel profumo di mandarini anche a casa, dove c’era un po’ bisogno. A mia mamma, che aveva compiuto gli anni proprio quella settimana e solo domenica sono potuta andare a trovarla, a mio papà, che anche lui ha subìto una piccola amputazione un mese fa, ma pur sempre di amputazione si tratta, e a mio marito e a mio figlio che, vivendo con me, ne hanno bisogno a prescindere!:))

 

Qualche giorno fa, quando avevo scritto su Instagram che questa Vertikal avrebbe avuto un altro sapore, mi riferivo alla storia che vi ho raccontato all’inizio, sulle ferie, e non solo per questo..Moreno forse sa a cosa mi riferisco..

Ma non avrei mai immaginato che quel sapore di mandarini sarebbe stato proprio così inebriante…

 

Per tutto questo…posso solo dire Grazie.

 

 

*  ”Sono sceso dandoti il braccio..” – Eugenio Montale, poeta e scrittore nato a Genova.

 

Dalla pagina FB di Vertikal Punta Martin:

la mia mini intervista qui, in cui non si nota affatto la mia carica…

qui invece un altro insight su questa giornata speciale..

Edizione Zero – Vertikal per soli Amputati
21 Atleti – 1 vetta – 4 ore tempo massimo
4,73 km – 897mD+

 

Vertical Kilometer con partenza da Acquasanta (165m s.l.m.), frazione del Comune di Mele (GE), e arrivo a Punta Martìn (1001m s.l.m.), con 897m di dislivello positivo sulla distanza di 4,73Km e alcuni passaggi tecnici di I e II grado in arrampicata.

COMUNICATO UFFICIALE 7° VERTIKAL Di PUNTA MARTìN
Data: 17 ottobre 2018
Gentilissimi atleti, amici fedeli del Martìn.
Sono qui a darvi alcune informazioni, come portavoce del Comitato Organizzatore di questa ormai “Classicissima”, che da ormai 7 anni si arricchisce di ogni vostro passo Vertikale.
Genova quest’anno è stata travolta da una tragedia che ci ha lasciato in silenzio per molto tempo. Ha subito un’amputazione gigantesca che l’ha divisa, quasi come la vecchia Berlino, in Ovest ed Est.
Il Martìn è sempre stato, nelle persone che lo rappresentano e lo animano, SEMPLICE, SENSIBILE, PURO, ma anche LUNGIMIRANTE e soprattutto INNOVATORE.
In questi ultimi due anni siamo stati onorati dalla presenza di UOMINI PURI: essi ci hanno insegnato la NATURALEZZA del Vivere a contatto con la Bellezza del Mondo, a prescindere dalla propria condizione fisica o mentale.
Lo scorso anno, mentre stavamo tracciando la linea perfetta verso la Vetta, abbiamo avuto un’idea: creare una VERTIKAL EXPERIENCE FOR THE AMPUTEES – SPECIAL EDITION.
Questo Mix di Tragicità da una parte, e di Grande Sensibilità e Ammirazione verso Uomini Puri dall’altra, ci ha fatto prendere la decisione che quest’anno (2018) il nostro Vertikal sarà dedicato solo a persone amputate che vorranno mettersi alla prova calpestando il sentiero della Direttissima.
Fino ad oggi una Manifestazione cosi Particolare e Unica non era mai stata concepita, né in Italia né all’Estero. Noi del Martìn siamo fieri di aver maturato e di voler portare avanti un’idea che non vuole ghettizzare, ma anzi guarda e si dirige verso un’unica rotta, fatta di Cultura ed Integrazione.
Acquasanta sarà quindi sede, il giorno di sabato 17 Novembre 2018, di un Evento Straordinario, una sorta di Ombelico di un Mondo tutto da Vivere in un Modo di Vivere.
Tutti quelli che vorranno Applaudire, Supportare, Incitare, Accompagnare le Special Guest di questa Edizione Speciale del Martìn, saranno i benvenuti.
Il Vertikal di Punta Martin – 8° Edizione in versione “tradizionale”
vi aspetterà il 17 Novembre 2019!
“Perché il Martìn è il Martìn!!!”
Alessio Alfier
Presidente del G.s.d. Eurobike Swim & Run
Team Martin 10ZeroUno

 

Altri link utili:

Sito ufficiale della Vertikal Punta Martin:  http://www.vertikalpuntamartin.it/ 

Facebook: https://www.facebook.com/vertikaldipuntamartin/

Team Tre Gambe: Facebook https://www.facebook.com/Team3gambe/

 

Se ti fa piacere continuare a seguirmi, iscriviti al mio blog.
Riceverai un’email quando sarà online un nuovo articolo 🙂

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